E' il quarto turista morto che cerca la 'Rimini da sballo'. S. Patrignano: "Ora basta"

La comunità di San Patrignano non si rassegna alla funesta scia di morti per overdose che in poco più di sei mesi ha visto approdare a Rimini quattro turisti in cerca di divertimento e spesso di uno sballo "esagerato"

La comunità di San Patrignano non si rassegna alla funesta scia di morti per overdose che in poco più di sei mesi ha visto approdare a Rimini quattro turisti in cerca di divertimento e spesso di uno sballo “esagerato”, ma che ritornano a casa in una bara. Dopo l'ultima morte, quella di Capodanno, di Diego Valese, 32 anni di Napoli, la comunità di San Patrignano chiede “l’impegno di tutti per ritrovare il divertimento sano”

Spiega una nota della comunità di recupero: “Diego è il quarto ragazzo, da giugno ad oggi, arrivato in Riviera per far festa e che purtroppo non ha fatto ritorno a casa. Giovani che arrivano con l’idea di divertirsi, convinti che per farlo sia necessario andare oltre, spingersi aldilà con l’aiuto di alcol e droghe. Un divertimento che nasconde un disagio ben più profondo, un vuoto di valori e di affetti difficile da colmare, una difficoltà ad affrontare la vita a viso aperto, con il proprio carattere e le proprie fragilità”.

“Come comunità di vita e non solo di recupero dalla tossicodipendenza, siamo ben coscienti di questo, avendo a che fare ogni giorno con ragazzi che avevano scelto quella che poteva sembrare la strada più facile, arrivando ad annientarsi. Erano gli stessi ragazzi che durante i fine settimana, le estati e le vacanze di Natale sceglievano le mete del turismo giovanile, tra cui la riviera romagnola, per farne tappe di un pellegrinaggio senza fine, in cui l’incapacità di dare un senso più profondo alla vita veniva sopita dalla musica e dai rumori, dall’alcol e dalle droghe. Ragazzi che oggi, circondati dall’amore, pian piano iniziano ad affrontare la vita senza maschere, a scoprire il valore dell’impegno e nuove passioni”.

Conclude la nota: “Ma per evitare un percorso di recupero, bisogna anticipare il disagio e per farlo è necessario l’impegno di tutti. Il nostro, delle famiglie, delle scuole, delle istituzioni, delle forze dell’ordine e di tutte le categorie professionali locali che offrono divertimento. Un concerto di voci già impegnate su diversi fronti e che devono collaborare e unire le forze per accogliere la richiesta d’aiuto che arriva dai giovani. Non possiamo rassegnarci a quanto sta accadendo. Incontriamoci, parliamo, orchestriamo un piano d’azione che possa offrire un divertimento sano, che possa essere d’esempio e che dia un messaggio di valore alle giovani generazioni: noi, tutti insieme, preoccupiamoci e occupiamoci di loro”.

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