“Sciopero a rovescio”: al lavoro per rimarcare la crisi dell'edilizia

E’ stata la parola “Lavoro” scritta coi caschi da cantiere sul prato delle scuole “Toti” di via Covignano a caratterizzare la giornata dimostrativa di venerdì promossa dai sindacati degli edili

E’ stata la parola “Lavoro” scritta coi caschi da cantiere sul prato delle scuole “Toti” di via Covignano a caratterizzare la giornata dimostrativa di venerdì promossa dai sindacati degli edili. Uno “sciopero a rovescio” che, riprendendo un’idea di Di Vittorio coi braccianti del ’53, con un’azione dimostrativa ha voluto riaccendere l’attenzione sul dramma dei tanti lavoratori del settore edile oggi in profonda crisi.

Una giornata per il diritto al lavoro che si è purtroppo aperta col ricordo di Riccardo Matteoni, l’operaio tragicamente travolto giovedì mentre era al lavoro sull’autostrada all’altezza della galleria Scacciano. “Voglio stringermi a nome dell’Amministrazione comunale alla famiglia – ha detto l’assessore alle politiche del lavoro del Comune di Rimini Nadia Rossi -. Ancora una volta questi fatti drammatici ci portano a ragionare sul tema del lavoro e della sicurezza. In Italia sono due al giorno i morti sul lavoro, un trend leggermente in calo ma forse dovuto più al calo del lavoro che al maggior rispetto delle norme sulla sicurezza.

"Come Comune di Rimini – ha proseguito l’assessore Rossi – abbiamo voluto aderire all’iniziativa degli edili Cgil, Cisl e Uil perché i contenuti e le forme di questa giornata sono assolutamente condivisibili. Vogliamo essere vicini ai nostri lavoratori e alle loro famiglie che oggi più che mai scontano gli effetti di questa crisi senza precedenti. Non sono numeri ma sono persone, famiglie. Voglio ricordare che già lo scorso anno i sindaci di tutta la provincia hanno manifestato consegnando simbolicamente le chiavi dei Comuni al Prefetto, per evidenziare come Rimini e tutti i Comuni italiani abbiano le “mani legate” da un Patto di stabilità che limita fortemente le capacità d’investimento, e quindi di lavoro, sul territorio per opere pubbliche".

"Se non si cambia la legge nazionale, se non si allenta il Patto di stabilità per i Comuni “virtuosi”, come il nostro, che hanno già le risorse nelle proprie casse ma non le possono investire, difficilmente riusciremo a superare questa crisi, specie in settori come questo - ha proseguito l'assessore -. Poi assistiamo al paradosso inaccettabile di un Governo come quello passato che, anziché premiare le realtà virtuose, riduce le sanzioni per quelle che non lo rispettano. Patto di stabilità e apertura dell’accesso al credito devono essere rivisti profondamente e superati, come è tante volte emerso nei diversi tavoli di confronto promossi dalla Prefettura sul tema del lavoro".

"La leggera apertura dei limiti del Patto avvenuta nelle ultime settimane (tra Stato e Regione 11 milioni di euro) ci ha permesso di saldare tutti i debiti con le imprese al 31 dicembre 2012 ed anche di trovare lo spiraglio per avviare la costruzione della nuova scuola di Villaggio I Maggio - ha aggiunto Rossi -. Una scelta forte che ha anche il valore simbolico di indicare una direzione di marcia. E non è un caso che anche oggi sia una scuola il luogo dove i lavoratori edili disoccupati e cassintegrati hanno voluto impegnarsi gratuitamente con la ristrutturazione della scalinata d’ingresso per dimostrare, nei fatti, che il lavoro da fare c’è, che i lavoratori disponibili ci sono e ne vogliono essere parte attiva.”

Sono 520 i lavoratori che negli ultimi tre anni sono ricorsi alla cassa edile. Drammatica la situazione, tra cassa integrazione, licenziamenti, riduzioni del personale, di una decina d’imprese edili anche importanti del territorio come la Cmv, l’Edil Valmarecchia, la Lavorazioni edili, l’Italtetti, Edil strada, Tecnoambiente, Edil Cellarosi, Mancini Mauro.

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