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Sequestro del Coconuts, il Tar: "sproporzionato il provvedimento della Questura"

I giudici del Tribunale Amministrativo hanno accolto il ricorso del locale riminese finito sotto sigilli per un traffico di cocaina

Il Coconuts di Rimini, celebre locale sul porto della città, era finito sotto sequestro lo scorso 10 giugno in seguito a una maxi operazione della polizia di Stato che aveva portato 18 custodie cautelari in carcere, 8 arresti domiciliari, 2 divieti di dimora nel comune di Rimini ed 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per una serie di episodi di spaccio di cocaina. L'operazione si era concentrata sullo spaccio in Riviera e le presunte attività poco chiare del locale notturno, nei cui confronti era poi arrivato un'ordinanza di chiusura da parte del Questore di Rimini, Maurizio Improta, per l'articolo 100 del Tulps. L'operazione era stata coordinata dallo Sco di Roma sulle indagini del pm di Rimini Paolo Gengarelli. Il blitz era stato chiamato “Titano” poichè, il primo spacciatore identificato dalla polizia, risultava domiciliato nella Repubblica di San Marino. Secondo quanto emerso dalle indagini, il Coconuts rappresentava la piazza privilegiata per il consumo di sostanza supefacenti, prevalentemente cocaina e marijuana.

Le motivazioni dell'ordinanza del Questore avevano visto il Coconuts che, secondo le informative della polizia di Stato, era diventato il luogo di ritrovo abituale di pregiudicati e persone dedite a traffici illeciti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il tutto, come rilevato dal gip, con la connivenza dei titolari i quali tolleravano e favorivano la presenza di tali persone consapevoli che il locale veniva usato come un luogo sicuro per le transazioni e l'assunzione di stupefacenti. I giudici del Tribunale Amministrativo, tuttavia, hanno riscontrato come l'ordinanza di chiusura per 30 giorni sia stata decisamente sproporzionata.

Il Tribunale Amministrativo Regionale di Bologna, infatti, in accoglimento del ricorso presentato dagli avvocati del Coconuts Paolo Righi e Franco Fiorenza, ha confermato quanto già deciso in sede cautelare alla vigilia della Molo Street Parade, dichiarando illegittimo il decreto per la parte in cui diffidava la proprietà all'utilizzo del marchio Coconuts per altri eventi al di fuori del locale. Il Tar ha  inoltre ritenuto sproporzionata la misura preventiva, anche alla luce del comportamento della proprietà e delle misure della stessa messe prontamente in atto per migliorare la sicurezza pubblica. Nella motivazione il giudice ha infatti riconosciuto che tale positiva e collaborativa condotta era stata tenuta dalla proprietà del Coconuts anche in passato, ed ha inoltre stigmatizzato il fatto che erroneamente nel decreto si teneva conto di episodi e di persone in realtà denunciati dalla stessa proprietà, la quale in alcuni casi  aveva anche richiesto l'intervento delle forze dell’ordine. "Quell che è certo - si legge in una nota stampa dei legali del Coconuts - è che la proprietà continuerà in quella politica di assoluta e totale collaborazione con le Autorità proprio al fine di garantire il più possibile la sicurezza nel locale e nelle vie ad esso limitrofe".

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