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Domenica, 5 Febbraio 2023
Cronaca

Rimini si candida a Capitale della cultura, Sadegholvaad: "Obiettivo inimmaginabile solo 20 anni fa"

Nel tradizionale saluto di fine anno il sindaco traccia il futuro della città: "Il 2023 sarà per Rimini un anno differente e decisivo"

Il futuro è la cultura. “Il 2023 sarà per Rimini un anno differente e decisivo. Una delle cose più importanti che accadrà sarà la candidatura ufficiale di Rimini a Capitale della cultura 2026. Un obiettivo inimmaginabile solo 20 anni fa”, ha annunciato il sindaco Jamil Sadegholvaad alla cerimonia per il Sigismondo d’oro. Il primo cittadino ha fatto il suo tradizionale saluto di fine anno ricordando che "Le statistiche faticano a incasellarci, come un numero 10 che non sai mai se sia più centrocampista o punta ma sai comunque che è un fuoriclasse. Quante volte hanno detto che eravamo finiti? Distrutti dai bombardamenti, investiti dal ciclone mucillagine, via gli stranieri, scomparse le discoteche, riminizzare che finisce nel vocabolario, eterna pietra di paragone per località che dicono ‘non vogliamo essere come Rimini’ ma poi cercano (invano) di copiarci. Tante volte nella polvere e ogni volta capaci di rialzarci e rinascere. Uguali e diversi allo stesso tempo. Alla nostra maniera. Che non è resilienza. E’ una diversità di fondo, che scaturisce comunque da una singolare apertura mentale al nuovo, senza puzza sotto il naso, senza fermarci a chi ci dice ‘non si può’, ‘quello è il limite’. In qualche modo Rimini è ponte tra la tradizione e il nuovo, sempre in movimento, sempre cangiante. Ed è il tempo di affermare senza vergogna tutto questo. 
 
Sadegholvaad guarda anche al futuro annunciando che "Il 2023 sarà per Rimini un anno differente e decisivo. Ci accostiamo ad esso con la convinzione che la chiave sia tenere unita la nostra comunità. Anche per questo abbiamo proposto un Bilancio in cui, sulla stessa riga, stanno il sostegno e l’aiuto alle famiglie attraverso un nuovo ‘pacchetto fiducia’ fatto di agevolazioni, detassazione, asili gratuiti insieme alle  nuove scuole, ai lavori per la nuova area di sosta a Marina Centro, al Parco del Mare, al completamento della nuova rete idrico fognaria, alle sedi per i servizi comunali che tornano nei luoghi più decentrati. Le città non giustificano la loro esistenza solo se hanno edifici belli o nuovi ma devono crescere a misura di persona e per le persone. Una delle cose più importanti che accadrà l’anno prossimo sarà la candidatura di Rimini a Capitale della Cultura 2026. Un obiettivo inimmaginabile solo 20 anni fa. Ci candideremo per quello che siamo, presentando le eccellenze storiche, artistiche, culturali della città e di tutto il territorio accanto a tutto quello che non è mai stato consuetudine o tradizione. Dovrà emergere l’assoluta unicità di Rimini di fare cultura, elevando a elemento collettivo di riflessione quello che prima non entrava nei musei, nelle accademie, nelle biblioteche. Questo è uno dei più grandi e straordinari contributi che Rimini ha donato all’Italia: la città stessa è l’amica geniale- come Ester Zappaterra o Demos Bonini- grazie alla quale il resto del Paese ha potuto guardare al mondo con occhi diversi, arricchendosi e convincendo che il destino non è mai scritto e che si può ogni volta rinascere"
 

Il sindaco ha ricordato come "Rimini Capitale della Cultura non è un premio, non è un riconoscimento ma l’indicazione di una frontiera per la quale ci siamo preparati negli anni e che per questo deve diventare un orgoglio e un passaggio fondamentale nella vita della comunità locale. Abbiamo la nostra interpretazione della parola ‘cultura’. Dentro ci sta il tempio malatestiano, Fellini e, a fianco, il fenomeno turistico anche con i suoi eccessi, la musica, quel nulla con cui una volta si bollava il cosiddetto ‘effimero’ e che invece oggi sappiamo che era pieno di molte cose. Ci candidiamo con la nostra differenza, non per essere uguali agli altri. Non è anarchia ma un senso profondo di umanità, tolleranza, libertà e perfino anticonformismo. Ognuno di noi è pietra di questo ponte che rivolgiamo al futuro, al 2026 e oltre. Dovremo essere bravi a coinvolgere, a creare attesa e partecipazione intorno a quello che si configura non solo come la direzione strategica ma il momento in cui possiamo davvero raccogliere quello che abbiamo fatto e soprattutto che siamo. Non abbiamo solo cattedrali, musei, parchi, entroterra ma un’anima".

 
 

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