Spesa, ristorante e slot machine durante l'orario di lavoro

Arrestati tre dipendenti civili della Questura di Rimini e obbligo di firma per un agente della polizia di Stato

E' di tre persone agli arresti domiciliari, tutti dipendenti civili della Questura di Rimini, e di un agente della polizia di Stato sottoposto all'obbligo di dimora il bilancio dell'operazione "Fuori orario" che ha pizzicato i quattro assenteisti. L'inchiesta della squadra Mobile era partita nel luglio del 2014 in seguito alla rapina avvenuta alla Luxury Watches dove, all'interno del negozio di orologi preziosi, lavorava la moglie di uno degli indagati. Nell'abito di quella indagine, erano finiti sotto intercettazione alcune utenze telefoniche facendo così emergere come, il marito della dipendente che lavorava presso la Questura di Rimini con le funzioni di assistente amministrativo, spesso si assentava dalla caserma "Mosca" senza nessuna giustificazione. 

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Il filone delle indagini ha così preso in considerazione il periodo tra l'ottobre e il novembre del 2015 permettendo agli inquirenti della squadra Mobile di scoprire il gruppo di assenteisti. A finire nei guai sono stati Filippo Camera, 48enne, Emilio Mennillo, 52enne, e Fabio Pasotti, 53enne, tutti civili, e Mariano Di Chicco, 44enne agente di polizia con ruolo tecnico, i quali, secondo quanto emerso dalle indagini, nell'arco di appena un mese e mezzo erano arrivati a totalizzare assenze ingiustificate che superavano il 50% delle ore lavorative. Il gruppo, inoltre, in certe occasioni si dichiarava assente per problemi di salute non presentando, però, il relativo certificato medico o alterando le date per avere più giorni di malattia.

In particolare, Filippo Camera era stato seguito dagli inquirenti della Mobile che, attraverso foto e video, hanno documentato come il 48enne si presentasse regolarmente in ufficio ma, dopo aver firmato il foglio delle presenze, si allontanava in tutta tranquillità per andare a fare la spesa, recasrsi al bar a giocare alle slot machine o intrattenersi nei ristoranti. In 50 giorni lavorativi sono stati documentati 21 episodi di assenteismo che gli sono valsi gli arresti domiciliari per truffa. L'uomo, inoltre, è indagato anche per peculato in quanto, durante l'inchiesta, è emerso come si sia intascato 5mila euro provenienti dalla mensa della polizia di Stato e, solo dopo numerosi richiami, aveva restituito la somma.In tutto, secondo i calcoli, durante il periodo preso in considerazione ha percepito illecitamente circa 1900 euro di stipendio.

Vicenda analoga per Emilio Mennillo, anche lui accusato di truffa, che ha commesso più o meno le stesse violazioni del precedente con la differenza che, sempre nel periodo dell'indagine, gli vengono contestati 17 episodi di assenteismo per untotale di 2600 euro di stipendio percepiti illecitamente. Record negativo, invece, per Fabio Pasotti che è riuscito a totalizzare il 60% di assenze con un danno allo Stato, per lo stipendio percepito, calcolato in 2800 euro. Per l'agente di polizia Mariano Di Chicco, attualmente in forza alla Questura di Bari e sottoposto all'obbligo di dimora, sono 5 gli episodi di assenteismo contestati e, secondo quanto emerso, pur mettendosi in malattia andava ad accudire i propri cani nell'allevamento da lui posseduto a Mulazzano. Al 44enne, che a differenza degli altri i quali firmavano i fogli di presenze per poi allontanarsi, non viene contestata la truffa in quanto lasciava direttamente bianchi gli spazi dove veniva registrato l'ingresso e l'uscita.

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Sulla questione sono intervenuti anche i sindacati della Cisl che, in una nota stampa, hanno sottolineato come "di fronte agli arresti per fatti gravi come quelli contestati a Rimini - assenteismo - abbiamo immediatamente verificato se fossero coinvolti dei nostri iscritti per prendere subito le misure necessarie. Come sindacato del pubblico impiego difendiamo innanzitutto l'immagine del buon lavoro pubblico, quello di tanti lavoratori onesti che ogni giorno operano con serietà ed impegno nell'interesse della collettività. Sarà la magistratura ad accertare le reali responsabilità delle persone coinvolte; una cosa però è certa: gli errori di pochi non devono penalizzare una intera categoria di lavoratori, è per questo che tra i nostri iscritti non può esserci posto per gli assenteisti".
 

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