Spese pazze in Regione: tra gli otto condannati Marco Lombardi, assolto Gioenzo Renzi

Ai consiglieri veniva contestava di aver scaricato spese private come rimborsi chilometrici e pasti. Ma anche regali, feste, cene di beneficenza

Da sinistra Gioenzo Renzi e Marco Lombardi

Giunge a conclusione uno dei processi di primo grado per le cosiddette “spese pazze” dei gruppi consigliari in Regione Emilia-Romagna, una maxi-inchiesta sulle spese dei politici eletti in Regione che ha toccato trasversalmente tutti i gruppi consigliari dell'epoca. Martedì mattina a Bologna è stata emessa la sentenza per quanto concerne l'allora gruppo del Pdl, il Popolo della Libertà frutto della fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, e due due gruppi precedenti di centro-destra, prima della fusione. Sono otto le condanne, la più alta a tre anni e sei mesi, per gli ex consiglieri regionali del Pdl in Emilia-Romagna, e quattro assoluzioni, tra cui i due parlamentari attualmente in carica Enrico Aimi e Galeazzo Bignami, recentemente passato a Fratelli d'Italia.

Assolti e condannati in Romagna

Per quanto riguarda il territorio romagnolo tra i condannati risultano esserci Luca Bartolini di Forlì, Marco Lombardi di Rimini e Gianguido Bazzoni di Ravenna. Assolto, invece, Gioenzo Renzi, di Rimini. E' l'esito in primo grado del processo in tribunale a Bologna per i rimborsi chiesti in un periodo a cavallo tra l'ottava e la nona legislatura del consiglio regionale, tra il 2009 e il 2011. Nell'inchiesta per peculato il pm Antonella Scandellari aveva chiesto 10 condanne per quanto riguarda il gruppo del PdL. Le pene decise dai giudici riguardano cifre molto più basse rispetto all'originale contestazione. I giudici del Tribunale di Bologna hanno condannato Alberto Vecchi (3 anni e 6 mesi), Luca Bartolini (2 anni e 2 mesi), Marco Lombardi (2 anni e 7 mesi), Luigi Villani (2 anni e 1 mese), Giorgio Dragotto (2 anni e 4 mesi), Luigi Francesconi (2 anni e 10 mesi), Gianguido Bazzoni (2 anni e 4 mesi), Andrea Pollastri (2 anni e 2 mesi). Assolti da tutto anche Gianni Varani e Gioenzo Renzi.

Ai vari consiglieri si contestava di aver scaricato spese private come rimborsi per l'attività politica, soprattutto rimborsi chilometrici e pasti. Ma anche regali, feste, cene di beneficenza, comparsate televisive. Fece scalpore anche l'inserimento di uno scontrino per un 'sex toy' messo a rimborso, così come il bigliettino da un euro per l'utilizzo di un wc pubblico, per quanto riguarda le contestazioni ad altri gruppi consigliari.

L'inchiesta coinvolse inizialmente i capigruppo, ritenuti responsabili per tutte le spese dei componenti del gruppo e poi anche i singoli consiglieri. A Luca Bartolini venivano imputate spese personali dubbie per 89 mila, e più di 200mila euro in totale per quando è stato capogruppo nell'ottava legislatura: “Di questi 200mila euro, la condanna arriva per una spesa ritenuta illegittima poco superiore ai duemila euro. Da una parte sono soddisfatto perché evidentemente abbiamo ben motivato la natura politica delle spese nel processo, restano questi pochi soldi, non so riferiti a quale voce di spesa, che andremo a motivare meglio in Appello”. 

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Tra gli altri condannati, nella stessa inchiesta si annoverano altri consiglieri, come nel 2017 l'allora capogruppo del Pd Marco Monari condannato in primo grado a 4 anni e 4 mesi e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici (ma assolto dalla Corte dei Conti), assolti gli altri consiglieri dem. Già in Appello il processo di Manes Bernardini, all'epoca consigliere della Lega, condannato lo scorso settembre in Corte d'Appello a 2 anni e 4 mesi.

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