Studenti riminesi accusati di terrorismo dopo un attentato incendiario

Perquisizione dei Ros di Roma nelle case dei giovani riminesi aderenti alla sinistra antagonista

La notte del 17 gennaio del 2014, nel parcheggio della Emir di Villa Verucchio che si occupa della lavorazione e dello scavo di materiali da una cava, si era sviluppato un incendio doloso. Gli inquirenti dell'Arma, arrivati sul posto dopo essere stati allertati dai vigili del fuoco che avevano spento il rogo che distrusse due camioncini, ritrovarono scritte contro la Tav. Dopo due anni di indagini, i militari dell'Arma hanno individuato quelli che ritengono essere responsabili di quello che venne accertato come un atto di terrorismo. Dieci gli ordigni piazzati tra i mezzi nella cava di inerti per i quali, adesso, sono indagati quattro riminesi tra i 22 e i 24 anni. Dopo l'individuazione dei ragazzi, nei giorni scorsi nelle loro abitazioni è scattato il blitz in piena notte da parte dei carabinieri del Ros che hanno perquisito le case.

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Ad inchiodare i presunti terroristi sarebbero le celle telefoniche che, quella notte, agganciarono i cellulari proprio nella zona della Emir. I giovani, tuttavia, si difendono sostenendo che si trovavano in un locale nei pressi dell'azienda. Una pesante accusa che li vede indagati per concorso morale in atti di stampo terroristico. I quattro, infatti, se non gli autori avrebbero ricoperto il ruolo di coordinatori e organizzatori del colpo esplosivo. Tutti sono già noti alla Digos per avere partecipato a manifestazioni di estrema sinistra, la stessa che in più parti d’Italia ha armato la mano di No Tav.

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