Stupravano e seviziavano le lucciole sull'Adriatica, a processo due cognati

Sono state 8 le vittime, tutte cittadine dell'est Europa, che si sono trovate davanti i due malviventi sotto l'effetto di sostanze stupefacenti

Il loro modus operandi era sempre lo stesso, uno al volante si fermava a contrattare la prestazione sessuale con la lucciola che, una volta salita nell'abitacolo, veniva afferrata da dietro dal complice nascosto sui sedili posteriori. Le vittime, otto in tutto, erano tutte cittadine dell'est Europa, con un’età compresa tra i 21 e i 25 anni, che "esercitavano" sulla Statale 16 Adriatica tra Bellaria e Cervia. Venivano rapinate, violentate, persino seviziate e poi abbandonate insanguinate e in lacrime ai bordi dell'Adriatica. A mettere la parola fine all'escalation di violenze erano stati, nel novembre del 2014, i carabinieri di Cervia e Milano Marittima che, dopo una serie di indagini, avevano arrestato gli aggressori seriali. A finire in manette furono due cognati, Giuseppe Alberto Granatiero 36enne di Viserba e Sampei Reinhard, 33enne di San Mauro Mare.

L’indagine dei carabinieri era cominciata a maggio 2014, quando una ragazza albanese si era presentata in caserma in lacrime raccontando di essere stata avvicinata poco dopo le 9 di sera da due uomini a bordo di una Golf grigia. Uno dei due, Reinhard, ha alcuni tratti particolari: la carnagione particolarmente scura e la mancanza dei denti incisivi. La ragazza, però, rifiuta di salire a bordo con due persone, e così lo “sdentato” fa finta di uscire dall’abitacolo. Ma dopo pochi istanti torna dentro gettandosi letteralmente addosso alla ventenne. Quello che succederà dopo si può raccontare solo parzialmente per la particolare efferatezza dello stupro portato a termine sotto la minaccia di un coltello. La ragazza venne anche rapinata di 50 euro e di un cellulare. Un telefono al quale Granatiero mette una scheda sim di una propria familiare (tra l’altro zia di Reinhard e proprietaria della Golf). Un errore che mette i carabinieri sui binari giusti. Ma quell’auto, poco dopo, verrà fatta subito sparire. La coppia, dopo un secondo stupro commesso sempre il 14 maggio, si ripresenta sulla Statale in ottobre. Un’escalation di violenza da brividi: il 14 viene violentata una ungherese di 23 anni alle Saline, il 21 ottobre e il 24 ottobre altre due ragazze (una 23enne rumena e una 21enne albanese) fanno la stessa fine. Il bottino sarà di 500 euro più due cellulari.

Tutte quante raccontano di quei due uomini: il brutto senza denti e il cattivo che le adesca a bordo di una Golf che ora è bianca. Poi le botte, il coltello e lo stupro. I carabinieri cominciano così una caccia all’uomo senza sosta in borghese. Ci mettono l’anima e tre giorni di lavoro prima di vedere una Golf bianca spuntare a un distributore tra la Statale e la Salara. L’auto carica una ragazza che viene letteralmente scaraventata fuori dopo pochi minuti. Parte l’inseguimento, Sampei e il compare provano a seminarli, ma non ce la fanno. I carabinieri chiudono ogni strada e li ammanettano. In tasca a Granatiero spunta subito un cellulare. E’ quello della prima ragazza aggredita. Poche ore dopo altre tre giovani li riconoscono senza esitazioni.

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Incardinato il processo presso il Tribunale di Rimini per compentenza, in quanto la prima aggressione venne registrata a Bellaria, i due sono accusati di lesioni, violenza sessuale di gruppo aggravata e rapina. Davanti al gip, martedì mattina, il pubblico ministero ha richiesto per entrambi una condanna a 9 anni e 4 mesi di reclusione e, il giudice, ha aggiornato l'udienza al prossimo 17 maggio per ascoltare la difesa degli imputati.

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