Rimini riconosce le unioni civili. Il sindaco: “Eleviamo il tasso di civiltà della nostra comunità”

Con questo atto sarà possibile per i cittadini richiedere all'Amministrazione Comunale un attestato che certifichi l'esistenza di "unione civile basata su vincolo affettivo", inteso come reciproca assistenza morale e materiale

Il Comune di Rimini istituisce il registro per riconoscere e tutelare le unioni civili. Nella seduta di giovedì sera il Consiglio Comunale ha infatti approvato il regolamento per il riconoscimento delle unioni civili, un atto che nasce per superare situazioni di discriminazione e favorire l’integrazione di tale tipo di unione nel contesto sociale, culturale, economico della comunità riminese.

Il regolamento è stato approvato con 18 voti favorevoli (maggioranza, Movimento 5 Stelle e il consigliere di Fare Comune Fabio Pazzaglia), 5 voti contrari (i consiglieri Angelini, Zerbini, Mauro, Moretti, Renzi) e 1 astenuto (Mancini). Con questo atto sarà possibile per i cittadini richiedere all’Amministrazione Comunale un attestato che certifichi l’esistenza di “unione civile basata su vincolo affettivo”, inteso come reciproca assistenza morale e materiale. Già da venerdì mattina gli uffici sono al lavoro per definire le ultime procedure e predisporre il software necessario per creare la banca dati (che sarà collegata all’anagrafe comunale) e poter partire quindi nel giro di pochi giorni con il rilascio dei primi attestati.

Potranno richiedere di essere iscritte nel registro delle unioni civili due persone maggiorenni, di sesso diverso o dello stesso sesso, residenti e coabitanti nel Comune di Rimini. Chi si iscrive al registro è equiparato al “parente prossimo del soggetto con cui si è iscritto” ai fini della possibilità di assistenza. Il cessare della situazione di coabitazione o di residenza nel Comune di Rimini determina la cancellazione d’ufficio dal registro. Ulteriori dettagli (la data di attivazione del servizio e gli orari dello sportello a cui i cittadini potranno rivolgersi) saranno forniti nei prossimi giorni.

“La discussione sul tema dei diritti civili non si ferma con l’approvazione del Registro di Rimini – commenta il sindaco di Rimini Andrea Gnassi - Questo perché esso non è un tema generico, astratto, altro ma riguarda noi, tutti noi: la società di oggi è questa, e dunque è esercizio soprattutto inutile vedere una società o come la si vorrebbe o come era un tempo o con le lenti deformate dell’ideologia. Ieri sera il Consiglio comunale di Rimini ha detto sì a un salto di qualità che riguarda tutti noi. Spesso si dice: nessuno deve rimanere indietro. Ma per non rimanere indietro bisogna fare dei passi in avanti. Il riconoscimento delle unioni civili è un passo in questa direzione; nella direzione cioè di elevare il tasso di civiltà della nostra comunità. E proprio perché riguarda la maturità delle coscienze chiama in causa anche i consigli comunali, pur in assenza di una legge nazionale che rende tutto più difficile, caotico, farraginoso. Si testa anche in questo caso una sorta di ‘democrazia di prossimità’ che può essere sinonimo di democrazia sostitutiva, supplente. Molti italiani vedono ormai nei soli Comuni l’unica istituzione cui rivolgersi anche per avere risposte su problemi e istanze cui la legge non assegna competenze. E’ per questo che sulle unioni civili- dove è palese e clamoroso lo scollamento tra realtà e ordinamento giuridico- il consiglio comunale di Rimini interviene, e non solo simbolicamente, riconoscendo sul piano locale quel diritto che ancora nel Paese è equiparato a uno scomodo fantasma, per mille motivazioni, buona parte delle quali figlie dell’ideologia. Ma la politica ha il dovere di riprendersi il ruolo che ne determina le ragioni, vale a dire la responsabilità e il coraggio di sanare quello scollamento. Senza timore. Con coraggio. Quello stesso coraggio che ha adottato come metro lo stesso Papa Francesco che, su questi argomenti, ha aperto un dibattito forte nella Chiesa, anche in opposizione a quelle ‘questioni formali’ che quasi sempre sono la scusa per lasciare tutto com’è. Ora Rimini, grazie anche al regolamento delle unioni civili, rappresenta l’Italia migliore, quella che pensa e crede che un diritto in più riconosciuto oggi non significa un diritto tolto ad altri. Si diventa cittadini al quadrato. Oggi è un bel giorno”.

Sempre sul tema, è stato approvato con 18 voti favorevoli (maggioranza, Pazzaglia e Movimento 5 Stelle) e 6 contrari (i consiglieri Angelini, Mancini, Mauro, Moretti, Renzi e Zerbini) l’ordine del giorno proposto dai consiglieri Zoffoli, Donati, Galvani, Morolli e Mazzocchi sulla “trascrizione dei matrimoni contratti all’estero tra persone dello stesso sesso e maggior tutela delle unioni civili”. Con questo atto si impegna il consiglio comunale a sostenere il riconoscimento alla trascrizione dei matrimoni civili celebrati all’estero, a sollecitare il Parlamento affinché approvi una legge in materia a tutela di queste unioni e infine impegna il Comune a sottoscrivere un protocollo d’intesa con l’ordine dei notai per dare garantire una tutela aggiuntiva alle unioni civili che verranno registrate d’ora in avanti grazie al regolamento appena istituito.

''La città di Rimini si è dotata del registro delle unioni civili esteso anche alle coppie omosessuali. Inoltre è stato votato un ordine del giorno che sostiene il Sindaco Andrea Gnassi nella sua intenzione di trascrivere i matrimoni omosessuali celebrati all'estero - afferma Marco Tonti, presidente Arcigay "Alan Turing" RiminiQuesta ventata di buon senso ha spazzato via senza pietà alcune dichiarazioni becere, raccapriccianti e disumane fatte durante il dibattito che hanno colpito come pugnalate quella ventina di noi che ancora a notte fonda erano lì. La comunità riminese attraverso i suoi rappresentanti ha infatti votato a grande maggioranza entrambi gli atti e ha mandato un messaggio di vicinanza e di riconoscimento alla cittadinanza lesbica e gay. Ma il messaggio è per tutti, e significa che le istituzioni locali si impegnano (con una felice formulazione del Sindaco) in una democrazia di prossimità che fa quel che può per integrare le mancanze dello Stato, che nel nostro caso sono eclatanti. Il messaggio è anche per quei parlamentari  che dovranno difendere la legge per le unioni civili in discussione in Senato, e speriamo che questa brezza marina fresca di diritti arrivi fino a loro''.

''Il Sindaco ha parlato di riconoscimento e di eguaglianza, quindi gli chiediamo di impegnarsi per garantire alle coppie che si iscriveranno al registro di poterlo fare, se lo vogliono, negli stessi luoghi e con le stesse modalità previste per il matrimonio - conclude -. Perché il riconoscimento degli affetti è anche una festa pubblica, è il desiderio di gridare al mondo il proprio legame, è il desiderio di dignità e di solennità, di uguaglianza anche nella forma, di riconoscimento pubblico per la propria famiglia e anche per i propri genitori, fratelli, sorelle e tutti gli altri familiari. Grazie a tutti quelli che si sono impegnati per fare in modo che questo potesse avverarsi''.

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