Nasce a Rimini il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita

Nasce a Rimini il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita, una struttura che farà capo alla Scuola di Farmacia, Biotecnologie e Scienze Motorie dell'Università di Bologna “Alma Mater Studiorum”

Nasce a Rimini il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita, una struttura che farà capo alla Scuola di Farmacia, Biotecnologie e Scienze Motorie dell'Università di Bologna “Alma Mater Studiorum”. Infatti, la recente legge 240/2010 sulla riorganizzazione delle Università italiane sta modificando il panorama sinora noto a molti studenti, ricercatori e docenti: 11 Scuole prendono il posto di 23 Facoltà nella gestione delle attività didattiche e dei servizi agli studenti e dei 69 Dipartimenti molti vengono accorpati oppure disattivati, e i loro membri distribuiti tra altri.

Il neo-nato Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita è diretto dal prof. Giovanni Matteucci, Professore Associato di Estetica, già Presidente del Corso di Laurea in Culture e Tecniche della Moda; esso raccoglie una sfida ambiziosa: riunire le molteplici discipline che contribuiscono allo studio della wellness, dall'ambito medico-sanitario alle tecniche dello sport e del movimento umano alle scienze sociali ed umane, per arrivare al design e alle tecnologie per la moda. Ciò per tener vivo il rapporto col territorio romagnolo e promuovere le sue attività turistiche e industriali.

«Vorrei iniziare quest'intervista – dichiara il prof. Matteucci – rassicurando gli studenti e le loro famiglie: non si verificheranno cambiamenti significativi nell'attività didattica rivolta a chi già è immatricolato nei nostri Corsi di Laurea. La continuità didattica è uno dei capisaldi su cui ci siamo basati durante questa riorganizzazione e gli studenti potrebbero quasi non accorgersi delle modifiche».

«D'altra parte –continua il prof. Matteucci– il cambiamento sarà importante e molto rilevante per la nostra attività di ricerca – che costituisce la parte forse meno visibile, ma di importanza fondamentale, di quanto accade in università. Ci prepariamo ad aprire delle nuove prospettive di studio, in una visione complessiva e olistica di quella che è comunemente chiamata “qualità della vita”. Ci interessano tutti gli aspetti che contribuiscono a stili di vita migliori: l'attività fisica e le scienze motorie, la ricerca sanitaria e biomedica, senza dimenticare i contributi delle discipline umanistiche, del design e della moda».

«Capisco che questo accostamento inedito tra diversi ambiti di ricerca possa apparire quasi casuale – afferma il prof. Matteucci – ma, in realtà, nasce da un ragionamento ben preciso. In fase di riorganizzazione, abbiamo deciso di partire dal territorio della cosiddetta “area vasta della Romagna” e, analizzandone le specificità, le caratteristiche e le richieste, abbiamo concluso che sarebbe stato particolarmente utile e produttivo venire incontro alla sua vocazione turistica e ai maggiori settori industriali. Cercando il minimo comune denominatore tra questi fattori, è stato naturale individuare nella wellness e nella qualità della vita il tema su cui concentrarci. La nostra offerta formativa e il nostro programma di ricerca può sembrare eterogeneo ad un primo sguardo – ma, se fatto oggetto di riflessione, siamo convinti che abbia una sua coerenza e lavoreremo per dimostrarlo».

La sfida maggiore per i prossimi anni? «Farci capire! – risponde senza esitare il prof. Matteucci, e prosegue – Abbiamo il grande bisogno di comunicare correttamente le particolarità che rendono il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita un esperimento che, a oggi, è unico in Italia. Non ci siamo ispirati ad alcun modello particolare, forse la cosa più simile a quello che stiamo realizzando a Rimini sono alcune strutture universitarie statunitensi. Il Magnifico Rettore Ivano Dionigi si è pubblicamente complimentato per l'innovatività del nuovo Dipartimento. Ma tutto questo sarà sterile se non riusciremo a spiegare la nostra attività alle tante aziende romagnole e italiane che potrebbero essere dei potenziali datori di lavoro per i nostri laureati; a tal fine dobbiamo incrementare e rafforzare la collaborazione con i nostri colleghi anche di altri Atenei. Vogliamo infatti sperimentare nuovi modelli di sapere, in forma di rete e – per essere sempre più efficaci – avremo sempre più bisogno di dialogare».

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