Uno Bianca, i familiari delle vittime non si arrendono: pronti a fare riaprire il processo

La presidente Zecchi: "C'è il consenso a digitalizzare tutte le carte del processo e se ci sarà qualcosa per andare avanti siamo disponibili"

Sull'esempio di quanto fatto col processo Cavallini per la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, anche l'associazione dei familiari delle vittime della Uno Bianca è pronta a riaprire l'iter giudiziario se emergeranno nuovi elementi dalla digitalizzazione delle carte del processo originario.

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A dirlo è la presidente dell'associazione, Rosanna Zecchi, questa mattina a Casalecchio di Reno (Bologna) a margine della commemorazione in ricordo di Carlo Beccari, la guardia giurata uccisa nel 1988 dalla banda dei fratelli Savi durante l'assalto a un furgone portavalori. Il 4 gennaio scorso, in occasione di un'altra cerimonia, quella in ricordo dei tre Carabinieri uccisi al Pilastro, sono stati proprio i familiari di Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini a chiedere, in una lettera diffusa quel giorno, di riaprire le indagini sulla Uno Bianca per arrivare alla verità definitiva sulla banda degli ex poliziotti. Dopo quella richiesta, spiega oggi Zecchi, "abbiamo fatto una riunione straordinaria dell'associazione. Io l'ho messo in chiaro subito: se non ci sono elementi veri, non vado a riaprire una cosa che sarebbe controproducente". Pero', sottolinea la presidente dell'associazione, "sia il governatore Stefano Bonaccini sia la Procura di Bologna hanno dato il loro consenso perche' venga fatta la digitalizzazione completa di tutte le carte del processo". A quel punto, conferma Zecchi, "vedremo se ci sara' qualcosa per poter andare avanti. Noi siamo disponibili". Certo, non sarà un percorso breve. "Sarà una cosa lunga- ammette la portavoce dei familiari vittime della Uno Bianca- perche' ci sono anche Pesaro e Rimini, oltre Bologna. E' una cosa molto complessa. Pero' noi siamo fiduciosi che venga avanti", conclude Zecchi.

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