Rimorchiato nel porto di Rimini il peschereccio affondato mercoledì scorso al largo

Dopo due giorni di lavoro, sono termninate le operazioni di recupero dell'imbarcazione colata a picco a 8 miglia dalla riva. Esclusi dai tecnici i pericoli legati all'inquinamento del mare

Si sono concluse definitivamente nella giornata venerdì le operazioni di recupero del motopesca “Massimo T.” affondato nella notte tra martedì e mercoledì, mentre era intento in attività di pesca ad otto miglia al largo di Riccione. Le operazioni si sono confermate, come previsto, particolarmente complesse data la distanza dalla costa, le condizioni meteomarine, e la profondità di circa 17 metri del fondale su cui si era inabissato il relitto. Sotto la supervisione e il coordinamento degli uomini della Guardia Costiera, numerosi sub professionisti si sono avvicendati al fine di imbragare l’imbarcazione, che giaceva su un fianco.
Ultimate le operazioni di imbrago, un motopontone della ditta Ecotec ha riportato in galleggiamento il motopesca e dopo averlo strettamente assicurato lo ha rimorchiato in porto dove è stato ricoverato presso i locali cantieri navali per l’alaggio a secco e il successivo tentativo di riparazione. Dalle ispezioni svolte durante le operazioni e dalle riprese effettuate con la videocamera subacquea dai tecnici specializzati, non è stato rilevato alcun significativo pericolo per l’ambiente marino né sversamenti di gasolio dalle casse carburante del motopesca. Tuttavia, per scongiurare ogni possibilità di inquinamento e per garantire la sicurezza delle operazioni sottomarine e di rimorchio, la zona è stata costantemente monitorata dagli uomini e dai mezzi della Guardia Costiera. Nei prossimi giorni, l’unità sarà a disposizione della Capitaneria di Porto di Rimini che ha avviato un’inchiesta tecnica ed amministrativa per chiarire i motivi per cui il peschereccio ha perso stabilità e ha cominciato ad imbarcare acqua. 

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