Venerdì, 6 Agosto 2021
Cronaca

"Riprendiamoci la libertà!", la Cgil in difesa delle donne maltrattate

A Rimini l'appuntamento è alle 19.45 al Parco Pertini dove una delegazione CGIL incontrerà la Presidente della Camera Laura Boldrini

"Riprendiamoci la libertà!" Con questo slogan il Segretario generale della Cgil Susanna Camusso invita tutte le donne alle iniziative che sabato 30 settembre 2017 verranno organizzate dalla CGIL contro la violenza sulle donne, la depenalizzazione, di fatto (con l'introduzione dell'art 162 ter che prevede l'estinzione di alcuni tipi di reati a seguito di "condotte riparatorie"), dello stalking, la narrativa con cui stupri e omicidi diventano un processo alle vittime. A Rimini l'appuntamento è alle 19.45 al Parco Pertini dove una delegazione CGIL incontrerà la Presidente della Camera Laura Boldrini. La delegazione si rivolgerà alla Presidente quale  garante delle Istituzioni democratiche del nostro Paese, affinché vengano rafforzate le tutele nei confronti delle donne, ma al tempo stesso per mostrarle la solidarietà del sindacato per le volte, troppe, che è stata bersaglio di inaudita, orribile aggressività, seppure verbale, da parte degli istigatori alla violenza di genere. Per la Cgil il linguaggio utilizzato dai media e il giudizio su chi subisce violenza, su come si veste o si diverte, rappresenta l’ennesima aggressione alle donne. Così come il ricondurre questi drammi a questioni etniche, religiose, o a numeri statistici, toglie senso alla tragedia e al silenzio di chi l’ha vissuta.

Stupri ma anche femminicidi, aggressioni violente con acido e stalking, la ferocia criminale che è trasversale e riguarda tutte le classi sociali e qualunque livello culturale, non ha lasciato indenne la nostra provincia e non sembra neppure arrestarsi. Casi più o meno eclatanti rispetto all'esposizione mediatica, ma tutti egualmente drammatici. Con l’appello, dal titolo ‘Avete tolto senso alle parole’, la Cgil lancia una mobilitazione nazionale per chiedere agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità di questo dramma. Perché la violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne, che non vogliono far vincere la paura e rinchiudersi dentro casa. L’appello è aperto a tutte coloro che vorranno aderire. È fondamentale che il fronte di coloro che vogliono rompere il silenzio cresca ancora.

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