I beni sequestrati alla mafia siano d'aiuto all'emergenza abitativa

Presentato in Provincia il dossier descrive il panorama mafioso nel territorio, è il frutto della collaborazione tra il Gruppo Antimafia Pio La Torre di Rimini e alcuni esponenti del mondo antimafia

Il dossier “Beni confiscati alla mafia nella provincia di Rimini” è il frutto della collaborazione tra il Gruppo Antimafia Pio La Torre di Rimini e alcuni esponenti del mondo antimafia, che hanno voluto far comprendere il panorama mafioso nel nostro territorio. Per illustrarlo, nella mattinata di venerdì, sono intervenuti il magistrato Piergiorgio Morosini, il Presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali e Davide Vittori del Gruppo Antimagia Pio La Torre. Il dossier prende le mosse dal livello nazionale e si focalizza su due punti fondamentali per capire come un bene possa essere confiscato e riassegnato. Il primo punto concerne la struttura e l’organizzazione dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, mentre il secondo riguarda la complicata legislazione in materia di confisca. Abbiamo ritenuto che queste analisi preliminari fossero necessarie per poter scendere nel particolare della situazione riminese.

Il dossier aggiornato segue la precedente formulazione: si inizia dalla situazione regionale emiliano-romagnola, per poi focalizzarsi sulla Romagna ed infine analizzare il contesto riminese, ossia i beni confiscati a Bellaria Igea-Marina, Rimini, Riccione e Cattolica. La conclusione, concernente l’analisi dell’esperienza della Cooperativa Lavoro e Non Solo di Corleone, è stata mantenuta, anche perché la collaborazione con la Cooperativa stessa sta continuando e quest’anno culminerà con la “Cena della Legalità” il 25 gennaio presso il Circolo di Spadarolo. Il ricavato sarà destinato ai lavori di miglioria dei beni gestiti dalla Cooperativa. Proprio nella provincia rivierasca si sono registrate importanti novità, che hanno spinto il Gruppo Antimafia Pio La Torre ad aggiornare il dossier. La prima riguarda la carriera criminale di Vincenzo Franco, analizzata da Patrick Wild. In particolare vengono prese in considerazione due operazioni, Dominus e Dominus II, che hanno portato alla confisca di tre appartamenti, uno in via Moretti 11 e i restanti due in via Bidente.

La seconda, curata da Davide Vittori, riguarda il caso del commercialista Balducci, ex-segretario dell’ordine dei commercialisti a Rimini. Per i fatti contestatigli, che spaziano dall’ipotesi di interesse privato negli atti di fallimento, al falso materiale in atti pubblici sino alla frode fiscale e al riciclaggio, è scattata la confisca in primo grado di un appartamento in viale Vespucci, un garage, 1/6 di un altro appartamento e di un altro garage, una BMW, l’intero capitale sociale della Purpurea srl, i beni immobili della società Db immobiliare e titoli per 152 mila euro, oltre ad altri beni per un valore di 963 mila euro. La terza novità riguarda la decisione del Comune di Rimini di destinare l’appartamento confiscato in via Satyricon per il progetto Housing First, che mira a porre un freno alla piaga dell’emergenza abitativa. In questo caso, Filippo Urbinati e Stefano Biagianti hanno preferito mantenere tutte le proposte avanzate dal Gruppo Antimafia Pio La Torre, tra le quali vi era proprio la possibilità di destinare l’appartamento confiscato a Giuseppe Liuzzi per le emergenze abitative.
Per quanto concerne l’ipoteca a favore di Unicredit gravante sul bene confiscato, si è constatato che, grazie alla recente normativa entrata in vigore, questa verrà ceduta e sarà dunque onere dello Stato provvedervi, tramite l’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati. L’appartamento di via Satyricon potrebbe dunque essere acquisito al patrimonio comunale a titolo di gratuito per essere finalmente riutilizzato per fini sociali, come prevede la L. 109/96.

Infine, grazie al reperimento di alcuni documenti che l’associazione non aveva potuto consultare durante la prima stesura del dossier, è stato possibile dettagliare e ampliare le parti relative agli altri beni confiscati nella provincia di Rimini. Questa versione aggiornata può infine vantare due contributi: il primo del sociologo Vincenzo Scalia dell'Università di Bologna, il secondo relativo al progetto StopBlanqueo, rientrante anche'esso – al pari di questa seconda edizione del dossier – all'interno delle iniziative Dipafec. 

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