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Salomoni: "Le scuole devono riaprire il 7 gennaio, al lavoro su quello che è il nostro solo obiettivo"

La replica dell'assessore regionale ad alcune dichiarazioni di esponenti politici, secondo i quali la Regione vorrebbe la scuola chiusa anche all'inizio del prossimo anno

 “Capisco le necessità del confronto politico. Un po' meno quando si vuole forzare e strumentalizzare le parole, specialmente di questi tempi. Specialmente sulla scuola”. Così Paola Salomoni, assessore regionale alla Scuola, commentando alcune dichiarazioni di esponenti politici secondo i quali si vorrebbe “chiudere ulteriormente la scuola”. “Vogliamo che la scuola riapra il 7 gennaio con lezioni in presenza, nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza- sottolinea Salomoni-. Tanto è vero che stiamo lavorando ininterrottamente in ogni territorio insieme con le prefetture, con gli enti locali, le autorità scolastiche, i sindacati, le aziende di trasporto e la nostra sanità affinché tutto questo avvenga. Chi dice, o anche solo presume il contrario, parla di un’altra realtà, non certo dell’Emilia-Romagna”. “Faccio un appello- conclude l’assessore regionale alla scuola- non facciamo bagarre politica sulla scuola, in tempo di pandemia. Riaprire il 7 gennaio è il nostro obiettivo, e stiamo facendo tutto il possibile affinché ciò avvenga”.

"In questa fase - ha aggiunto Emma Petitti, presidente dell'assemblea legislativa ella regione - non è semplice dover gestire una situazione tanto complessa e trovare soluzioni che tengano unite da un lato la necessità di evitare situazioni di aggregazione e socialità e dall’altro lato la voglia di tornare alla normalità, di riprenderci la nostra quotidianità: prendere un aereo, condividere una cena al ristorante in compagnia, abbracciare le persone a cui vogliamo bene, andare a un concerto, organizzare iniziative a contatto con la gente e non via zoom. Non è facile coniugare questi due aspetti e ricoprire dunque ruoli decisionali. Ma allo stesso tempo ci viene richiesto uno sforzo in più, una visione a lungo termine che non guardi soltanto la risoluzione del contingente.  Ed è proprio per questo che mi ostino a dire che a rimetterci in questo periodo non possono essere i nostri ragazzi, i nostri giovani, i nostri studenti, che per primi, già con l’avvento della prima ondata, hanno dovuto abbondare i banchi in classe e seguire le lezioni davanti a un PC. In certi casi, senza neanche avere un computer a disposizione". 

"Non possiamo permetterci ulteriori rinvii e procrastinazioni del rientro a scuola, perché significherebbe andare a colpire il cuore del nostro capitale sociale e il futuro delle nostre comunità - prosegue il presidente. - Bisogna riaprire e per riaprire si devono mettere in campo tutti gli strumenti possibili affinché si riduca il rischio di creare focolai e di accendere nuove catene di contagi. Dobbiamo fare di tutto perché la data del 7 gennaio non slitti e venga mantenuta tale, grazie anche a un lavoro coordinato e di squadra tra istituzioni, sindacati, prefetti, enti locali, aziende di trasporto, scuola e sanità per arrivare a un potenziamento dei trasporti pubblici e a un efficace screening del personale scolastico e degli alunni attraverso il contributo di tutti i soggetti coinvolti in questa partita.  Come Regione Emilia-Romagna stiamo lavorando con tutte le nostre forze perché si raggiunga questo obiettivo. In questi mesi abbiamo provveduto a mettere in circolazione nuovi mezzi – circa 500 - a disposizione degli studenti rispetto alle normali corse, per rispondere alle esigenze di sicurezza ed evitare l’effetto “pollaio” sui bus, insieme anche a un rafforzamento della macchina dei tamponi e del tracciamento, perché il ritorno in aula sia gestito con rigore, serietà e cautela, individuando anche gli asintomatici. La presenza in classe non è più rimandabile e per questo è necessario una collaborazione tra gli attori dei processi decisionali e un’accurata predisposizione di misure per la tutela della salute, che è la priorità".

"Se è vero che la scuola è il nostro passaporto per il futuro - conclude la Petitti - allora abbiamo il dovere di far sì che gli studenti di oggi tornino a contatto ai loro compagni e ai loro insegnanti, perché è indubbio che per quanto la modalità telematica sia stata di forte aiuto in questi mesi e per certi versi anche un elemento di ammodernamento per la scuola, le lezioni in presenza hanno tutto un altro significato, sia in termini di apprendimento che in termini relazionali. Il contatto umano, le risate di complicità con i compagni, il sorriso di conforto di un insegnante e le discussioni che si vengono a creare in classe non potranno mai essere sostituite da uno schermo”. 

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