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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca

Salta per Covid il processo Tecnopolo-Acquarena, 18 gli imputati

La Regione Emilia-Romagna si è costituita parte civile nel procedimento nato da un esposto dell'ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Rimini, Roberto Biagini, sulla scarsa trasparenza di alcuni appalti

E' saltata a causa del covid la prima udienza del processo Acquarena-Tecnopolo che vede alla sbarra 18 imputati tra dipendenti comunali, imprenditori e tecnici accusati a vario titolo di reati che vanno dal falso alla truffa aggravata ai danni dello Stato. Oltre al Comune di Rimini, che si è costituito parte civile solo nel procedimento che riguarda la piscina che sarebbe dovuta sorgere in via della Fiera, anche la Regione Emilia-Romagna ha scelto la stessa strada ma per entrambi gli appalti. La prossima udienza è stata fissata per il 25 maggio. Il processo nasce da un'indagine scaturita da un esposto dell'ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Rimini, Roberto Biagini, sulla scarsa trasparenza di alcuni appalti. Oltre al "facilitatore" Mirco Ragazzi sono davanti al giudice Massimo Totti, Stefano Guicciardi, Marco Pizzioli, Maurizio Canini, Pierpaolo Messina, Daniele Cenni, Andrea Rossi, Stefano Gnoli, Alessandro Perrotta, Luciano Gaia, Gianmaria Sivori, Pierandrea Genghini, Stefano Fonti, Donata Bigazzi, Luca Esposito, Salvatore Papa e Daniele Rossi.

Biagini, nel 2015, aveva presentato l'esposto perchè "in qualità di pubblico ufficiale mi ero accorto che qualcosa non andava". Gli atti, fatti da pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, farebbero emergere un sistema inquinato sulla gestione degli appalti al di là delle rilevanze penali. "La cittadinanza riminese deve essere a conoscenza di quello che accadeva - aveva spiegato l'ex assessore incontrando la stampa nel settembre del 2019. - Non credo che una cosa di questo genere, un sistema fallato di concatenazione di tecnici e inprese, che portava a un aumento di costi per la pubblica amministrazione si debba ripetere". Al centro di tutto, secondo quanto emerso, sarebbe di spicco la figura del faccendiere Mirco Ragazzi, con presunte protezioni politiche, che si muoveva tranquillamente negli uffici comunali per conrollare il procedere delle pratiche.

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