"Sconto" di pena per il killer di Makha Niang, riconosciuto vizio parziale di mente

Genard Llanaj, l’albanese che uccise a sangue freddo il giovane cuoco senegalese, condannato a 18 anni contro i 30 chiesti dal pubblico ministero

E' stato condannato a 18 anni di reclusione, 30 quelli chiesti dal pubblico ministero, Genard Llanaj, l’albanese 30enne che uccise a sangue freddo il giovane cuoco senegalese Makha Niang sulla panchina di via Coletti la notte tra il 17 e il 18 aprile del 2018. Lo "sconto" è arrivato dopo che il killer è stato riconosciuto parzialmente incapace di intendere e volere al momento degli spari che hanno freddato la vittima. Secondo il perito, infatti, il 30enne era sotto l'effetto di cocaina e, come aveva spiegato lo stesso Llanaj durante l'interrogatorio, in preda a una paranoia indotta dall'abuso continuo dello stupefacente tanto che, davanti al giudice, aveva spiegato di sentirsi "perseguitato da giorni" e che cercava di seminare chi lo stesse seguendo. 

Secondo gli stessi inquirenti, l'albanese era una scheggia impazzita e, quella notte, avrebbe potuto uccidere chiunque gli si fosse parato davanti. Difeso dall'avvocato Tiziana Casali, Llanaj aveva chiesto il rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica che accertasse il suo stato mentale. Anche davanti al giudice, l'albanese aveva raccontato delle sue manie di persecuzione: "Ho visto quel ragazzo sulla panchina - aveva spiegato - e ho pensato che facesse parte del gruppo che mi perseguitava. Ma ho sparato solo per spaventarlo, per farlo andare via, non per ucciderlo".

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Ed è stato proprio per questo che Llanaj, già vecchia conoscenza delle forze dell'ordine per reati legati agli stupefacenti e finito nell'inchiesta sullo spaccio di cocaina al Coconuts, girava armato. Il 30enne ha anche ammesso di essere il responsabile dei colpi di pistola esplosi in un'abitazione di Santarcangelo il 31 marzo dello scorso anno. L'albanese era stato individuato dai carabinieri che lo avevano arrestato al termine di un rocambolesco inseguimento due giorni dopo l'uccisione di Makha Niang e sempre in via Coletti. In quella occasione, i militari dell'Arma avevano recuperato all'interno del suv la pistola, poi risultata essere la stessa usata per l'uccisione del Senegalese.

L'omicidio di Makha Niang

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