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Una maxi-villa con piscina e vigneti come frutto dell'attività criminale: sequestrati beni per un milione

Intestati al 50enne terreni alcuni dei quali adibiti a vigneto e proprietà a Rimini, l'uomo viveva in un'ampia e ben ristrutturata villa di più di 400 metri quadri con eleganti pertinenze tra cui una piscina

Una vita di attività criminali - soprattutto furti in abitazione e truffe - ha fruttato negli anni ad un cittadino italiano di origine sinti di Reggio Emilia un patrimonio del valore di un milione di euro. Ora per il 50enne, già noto alle forze dell'ordine, nomade ma stanziato da diversi anni nella città emiliana e con terreni e proprietà a Rimini è scattato un maxi sequestro di beni di tutti i suoi averi. Il provvedimento è stato disposto dal tribunale di Bologna (sezione misure di prevenzione) su richiesta del questore reggiano Giuseppe Ferrari, ed eseguito il 21 aprile scorso da una ventina di poliziotti di Reggio e Rimini. Tra le proprietà colpite dal provvedimento anche l'abitazione di residenza dell'uomo e dei suoi figli, un'ampia e ben ristrutturata villa di più di 400 metri quadri con eleganti pertinenze tra cui una piscina.

E poi alcune auto e diversi terreni, sia a Reggio che nella provincia romagnola, alcuni dei quali adibiti a vigneto. L'operazione è il risultato di 4 mesi di indagini della divisione Anticrimine della Questura di Reggio, che ha passato al setaccio il patrimonio del 50enne e le sue vicende giudiziarie, ricostruendone in pratica 25 anni di vita e dimostrando che la sua attività illecita era iniziata già dai primi anni '90. Tutto è però iniziato da una condanna più recente dell'uomo (attualmente agli arresti domiciliari) per un furto in abitazione commesso nell'estate dell'anno scorso a Reggio con due complici. In quell'occasione l'odierno indagato era stato fermato con addosso parte della refurtiva e arrestato in flagranza di reato.

I successivi approfondimenti degli invstigatori hanno dimostrato che il tenore di vita del soggetto era incompatibile con gli esigui redditi percepiti dalle poche attività lecite intraprese nel tempo, che "non erano in alcun modo sufficienti ad assicurare neanche un livello di pura sussistenza". E' inoltre emersa una serie di operazioni sospette. E' il caso di numerose transazioni bancarie, anche relative a ingenti somme, movimentate in totale assenza di entrate lecite. A queste si aggiungono atti di conferimento di proprietà dell'uomo ai figli- questi non gravati da precedenti penali significativi- probabilmente per metterle al riparo da eventuali provvedimenti ablativi. Lo spessore criminale del nomade "è elevato e lo stesso può ritenersi persona pericolosa e in grado di perpetrare crimini con una certa sistematicità", fanno sapere dalla Questura di Reggio. Anche perchè (come si legge nella sentenza dell'ultima condanna che ha riportato) commetteva i reati "previa adeguata predisposizione di mezzi e uomini". (Agenzia Dire)

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