Premio Poesia, Sergio Zavoli: "Ai giovani dobbiamo tolleranza e scuse solenni"

Parlando di poesia e giovinezza, Zavoli ha poi detto: “L’attuale gioventù ha, purtroppo, quasi una irrilevanza sociale. I giovani contano poco nella società, tanto che un ‘ometto’ ha pure azzardato il termine ‘bamboccioni'"

Ultimo atto del Premio Rimini per la Poesia Giovane con Sergio Zavoli. A Palazzo Buonadrata il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, Massimo Pasquinelli, ha dialogato con il prestigioso ospite che è anche presidente onorario del Premio, davanti ad un nutrito pubblico, alla presenza dei giovani poeti finalisti e di Isabella Leardini, curatrice della manifestazione. “A 18 anni – ha detto Zavoli – pensai che scrivere sarebbe stato il mio futuro. Cominciai con le poesie, e in seguito anche quando settimanalmente mi dirigevo a Roma, ogni volta ne lasciavo una a mia madre. Maturando, ho anche imparato il rispetto per il significato delle parole, valorizzandole nella loro unicità”.

Parlando di poesia e giovinezza, Zavoli ha poi detto: “L’attuale gioventù ha, purtroppo, quasi una irrilevanza sociale. I giovani contano poco nella società, tanto che un ‘ometto’ ha pure azzardato il termine ‘bamboccioni’. E’ una generazione alla quale abbiamo dato meno di quanto ha ricevuto la nostra, pur reduce dalla devastante guerra. Oggi i giovani hanno capito che l’unica cosa che li avvantaggia è la loro capacità di essere veloci e su questo hanno agito d’istinto. Si stanno vendicando, imparando nuovi modi di vivere e di parlare, si stanno ribellando alle nostre parole che hanno nascosto cose poco pulite  inventandone di nuove, sintetiche, veloci, irrituali. Fra loro si capiscono benissimo. La realtà è che dobbiamo ai giovani tolleranza e scuse solenni”.

A Martina Abbondanza, in mattinata vincitrice del Premio, che ha chiesto a Zavoli un consiglio per il futuro, è arrivata una risposta di grande valore, citando una poesia di Paul Eluard: “Lui ha scritto ‘Verremo alla meta a due a due’ e vi invito a trarre il senso della vita che vivrete, con chi la vivrete. Buttatevi nella vita, non statene fuori in uno studio ovattato a comporre i vostri versi, ma andate fra la gente, nel frastuono, prendendovi tutta la vita. Non badate ad indignarvi, ma prendete coscienza della realtà. Andate alla meta a due a due, perché non si è mai davvero felici nella solitudine. Vuotate le bisacce ogni giorno e ogni giorno riempitele di realtà”.

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