Sesso gay e ricatti all'ombra della canonica, vittima un sacerdote della Valmarecchia

Il religioso costretto a versare oltre 150mila euro al suo ricattatore per evitare che i presunti rapporti omosessuali tra i due venissero raccontati ai residenti del paese

Vicenda dai contorni scabrosi quella emersa nelle aule del Palazzo di Giustizia di Rimini dove, alla sbarra per estorsione, c'è un macedone 36enne accusato di aver ricattato un sacerdote della Valmarecchia. La vicenda inizia nel 2006 quando lo straniero si presenta alla canonica del paese, nella diocesi di San Marino e Montefeltro, incontrando il religioso e chiedendogli aiuto economico in quanto in forte stato di bisogno. Dopo una prima elargizione di denaro, sarebbe nata una frequentazione sempre più assidua tra il macedone e il parroco e, secondo il 36enne, sarebbero iniziate le prime avances del religioso che, in alcune occasione, avrebbe ospitato l'uomo nella canonica per trascorrere la notte insieme. Nel frattempo, di pari passo, procedevano anche le elargzioni del denaro che il prete, attraverso contanti e ricariche Postepay, avrebbe fatto allo straniero per ricompensarlo delle sue prestazioni. In aula, un amico del macedone, ha confermato nella sua deposizione di aver accompagnato alcune volte il 36enne fino alla parrocchia e di averlo atteso per oltre un'ora mentre si intratteneva in casa col sacerdote.

Sul banco dei testimoni è salita anche la moglie del macedone e, dal suo racconto, è emerso che in un primo momento la donna si era stupita dei soldi portati a casa dal marito e, quando gli aveva chiesto la provenienza, l'uomo le ha raccontato che gli erano stati dati dal parroco per le sue prestazioni sessuali. La donna ha confermato che, se in un primo tempo si era meravigliata delle inclinazioni del marito, alla fine quei soldi servivano alla famiglia che versava in uno stato di indigenza. La moglie ha poi raccontato che, in alcune occasioni, aveva anche lei accompagnato il marito in Valmarecchia e, mentre l'uomo rimaneva nella parrocchia, le andava da alcuni parenti di Sant'Agata Feltria. La storia è andata avanti fino al 2010 quando il religioso, stanco delle continue richieste di denaro che, nel corso degli anni, avrebbero superato i 150mila euro (90mila quelli documentati dai rendiconti bancari) costringendolo a chiedere soldi anche ai parenti per far fronte alle pretese del macedone, ha deciso di chiudere i rubinetti.

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Per cercare di ottenere altri contanti, il 36enne avrebbe quindi iniziato a ricattare il parroco minacciandolo di raccontare a tutto il paese della loro relazione omosessuale. Al religioso non è restato altro da fare che rivolgersi, nel 2011, ai carabinieri e sporgere una denuncia nei confronti del macedone. Ascoltato mercoledì mattina dai giudici del collegio, il prete, che si è costituito parte civile, ha spiegato di essere stato circuito dallo straniero che, approfittando della sua eccessiva generosità, ha iniziato a spillargli il denaro in ogni occasione. Una testi portata avanti anche dall'avvocato del religioso, Diego Dell'Anna del Foro di Pesaro e consulente della Diocesi di San Marino e Montefeltro, che ha ribadito come la storia omosessuale sia una colossale invenzione dal parte del macedone il quale, sempre secondo il legale, farebbe parte di un gruppo di stranieri che sta ricattando, con le stesse modalità, altri sacerdoti nelle parrocchie a cavallo tra Romagna e Marche. "Chi ricatta i preti sarà denunciato" ha precisato il legale al termine dell'udienza. Il collegio ha aggiornato il processo al prossimo 20 novembre, quando saranno ascoltati come testimoni il padre e la sorella del sacerdote oltre alla perpetua; allo stesso tempo, ha incaricato un consulente tecnico per effettuare una perizia sui cellulari del sacerdote e del suo presunto estorsore per recuperare gli sms che si sono scambiati nel tempo.

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