Sfruttamento e casa-ghetto per i distributori di volantini: smantellato il caporalato

La Guardia di Finanza ha scoperto un'organizzazione sospettata di sfruttare lavoratori, di nazionalità pachistana, per l’attività di distribuzione di volantini pubblicitari

La Guardia di Finanza di Cesena ha scoperto un'organizzazione sospettata di sfruttare lavoratori, di nazionalità pachistana, per l’attività di distribuzione di volantini pubblicitari effettuata in diverse province dell'Emilia Romagna. E' l'esito di un'indagine delle Fiamme Gialle, secondo cui a capo del sospetto gruppo criminale vi erano tre soggetti di nazionalità pachistana, appartenenti ad uno stesso nucleo familiare, che avevano costituito delle ditte individuali che reclutavano i lavoratori, privi di regolare contratto ed anche (in un caso) del permesso di soggiorno, per l’attività di volantinaggio. Lavoratori risultati completamente in nero, pagati a 5 euro ogni mille volantini distribuiti. A monte di questa organizzazione, sempre secondo le indagini, si trovavano alcune imprese del riminese che prendevano le commesse dai grandi marchi e poi subappaltavano il lavoro alle ditte individuali che operavano sfruttando i lavoratori.

Le indagini svolte dal Reparto della Guardia di Finanza nell’ambito di un procedimento penale aperto dalla Procura della Repubblica di Forlì hanno permesso di documentare lo sfruttamento cui erano sottoposti i numerosi cittadini pachistani - reclutati illecitamente dai soggetti denunciati - che erano costretti a vivere, in condizioni igienico-sanitarie precarie, in un’abitazione di Gambettola, presa in affitto dai “caporali”. Per poter soggiornare ammassati in quell’appartamento i lavoratori pagavano un canone di locazione mensile (tra i 100 ed i 200 euro) che veniva defalcato dalla loro già magra paga mensile. Al momento dell'accesso in quest'abitazione i militari hanno individuato 9 persone presenti in spazi ristretti, con materassi in terra e preoccupanti condizioni igieniche. Sentendo le vittime è stata quintificata in circa una quindicina di persone il "giro" di lavoratori sfruttati transitati da quella casa. E' stato in particolare quest'aspetto a far scattare le denunce di caporalato, dal momento che la norma contiene anche delle previsioni volte a reprimere fenomeni quali le "baraccopoli" di lavoratori sfruttati.

Sul lavoro, sempre secondo le indagini, tutti i lavoratori venivano sottoposti illecitamente (in assenza di autorizzazioni richieste dallo Statuto dei Lavoratori) a continua sorveglianza da parte dei “caporali” attraverso sistemi di localizzazione satellitare (gps) dei cellulari che ne monitoravano tutti gli spostamenti, così limitandone la libertà personale. 

Al termine delle indagini è stato anche rilevato che i caporali erano in realtà dei dipendenti di altre società operanti nel riminese per le quali reclutavano quotidianamente distributori di volantini e per le quali emettevano fatture per operazioni inesistenti, quantificate in oltre 1,9 milioni di euro. Di fatto le società "in regola" si interfacciavano con i grandi committenti dei volantini pubblicitari e poi subappaltavano l'attività a imprese imdividuali ritenute fittizie dalla Guardia di Finanza, avendo così abbattimenti di costi sia fiscali sia per il personale, che non risultava così alle loro dipendenze. Su quest'ultimo aspetto la Finanza ha rilevato irregolarità di tipo fiscale, pertanto sono stati denunciati  complessivamente 8 soggetti che rispondono, a vario titolo, dei reati di natura tributaria e di sfruttamento della manodopera lavorativa e sono state eseguite attività di natura fiscale che hanno portato alla rilevazione di violazioni connesse all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 1,9 milioni di euro e l’individuazione di 9 dipendenti in nero.

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