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Ezio Giorgetti, il bellariese che salvò 38 ebrei

E’ la storia di due uomini che hanno scelto di non girarsi dall’altra parte, che si sono ribellati intuendo che anche il solo “restare indifferenti” li avrebbe resi complici della Shoah

E’ la storia di due uomini che hanno scelto di non girarsi dall’altra parte, che si sono ribellati intuendo che anche il solo “restare indifferenti” li avrebbe resi complici della Shoah. E’ la storia di Ezio Giorgetti, un albergatore di Bellaria, e di Osman Carugno, maresciallo dei carabinieri, che salvarono la vita di 38 ebrei, in gran parte evasi dal campo di internamento di Asolo, in provincia di Treviso.

Giorgetti, il primo in Italia al quale è stato dedicato un albero, un carrubo, nel Bosco dei Giusti a Gerusalemme il 16 giugno del 1964, rivive insieme alla vicenda che lo ha reso immortale  nel volume di Emilio Drudi intitolato “Un cammino lungo un anno. Gli ebrei salvati dal primo italiano ‘Giusto tra le Nazioni’” (Ed. Giuntina 2011), che sarà presentato domenica alle ore 16,30 nel Museo Ebraico di Bologna, in via Valdonica 1/5. Interverranno alla presentazione del volume, realizzato con il contributo della regione Emilia-Romagna, Massimo Mezzetti assessore regionale alla Cultura, Vittorio Emiliani giornalista, Fabio Levi dell’Università di Torino; sarà presente l’autore e condurrà l’incontro Franco Bonilauri, direttore del Museo ebraico di Bologna.

Copie del volume saranno inviate, a cura della Regione Emilia-Romagna, alle biblioteche comunali e agli istituti scolastici che partecipano all’iniziativa “Un treno per Auschwitz” a cura della Fondazione Fossoli. Un quantitativo di volumi è ancora a disposizione, fino a esaurimento scorte, degli istituti scolastici che ne faranno richiesta scrivendo all’indirizzo stampaseg@regione.emilia-romagna.it. La presentazione fa parte delle iniziative per il Giorno della Memoria, il 27 gennaio, data in cui, nel 1945, fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz.

A Giorgetti e Carugno devono la vita 38 ebrei, quasi tutti di Zagabria, in gran parte evasi dal campo di internamento di Asolo, in provincia di Treviso, subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e arrivati a Bellaria, a nord di Rimini, il giorno 13. Nello sfacelo seguito alla fuga del re e del governo Badoglio a Brindisi, quel gruppo di profughi tentava di raggiungere il Sud, per attraversare la linea Gustav e guadagnare la libertà. Un progetto disperato.

Il destino volle, però, che si imbattessero in quei due italiani che, davanti alla loro tragedia, non si tirarono indietro: li nascosero prima a Bellaria, in Romagna, e poi a Pugliano, nel Montefeltro, fino all’arrivo degli alleati e della liberazione. Un salvataggio lungo un anno: in ognuno di quei 377 giorni, dal 13 settembre 1943 fino al 24 settembre 1944, quei disperati rischiarono di essere scoperti, arrestati, avviati ad Auschwitz. E i loro protettori rischiarono la galera e la fucilazione.

Giorgetti e Carugno ci lasciano un messaggio quanto mai attuale nel nostro mondo globalizzato eppure così travagliato da problemi di convivenza tra culture ed etnie. Un mondo dove ogni giorno entriamo in contatto con uomini e donne “diversi”, di tutti i paesi della terra. Ma dove troppo spesso vengono alimentati immaginari simili a quello che per secoli ha perseguitato gli ebrei.

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