Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Si conclude la seconda edizione del Transitalia Marathon

Il patron Mirco Urbinati, pensando già alla prossima edizione: “io devo dare un'emozione ai miei partecipanti”

La seconda edizione del Transitalia Marathon si prepara per andare in archivio, dopo quattro giorni vissuti intensamente, in centro Italia, con 225 appassionati che sabato sera dalla piazza di Sulmona hanno dato sfogo alle loro emozioni e alla felicità. Perchè chi va in moto sa cosa significa aver visto e annusato questa Italia; sa che cosa vuol dire passare con la propria moto in certe zone, su certe strade, seguendo particolari percorsi. Tanti ricordi che insieme alle targhe consegnate finiranno nelle bacheche del cuore, quelle dove si custodiscono le cose più preziose. Mirco Urbinati non si è ancora ripreso dalla fatica che accompagna un organizzatore in questo viaggio e ha ancora mille cose da fare e da chiudere, ma la fatica non gli impedisce di essere contento, e di avere una parola di ringraziamento e un pensiero per tutti. E' tornato a casa ieri, a Rimini, da solo, da Sulmona, pensando e ripensando, mettendo a fuoco idee e progetti che nei giorni scorsi aveva incrociato nei suoi pensieri. Come quando guardi qualche cosa e pensi a come migliorarla, o utilizzarla meglio.

“Ho già pianificato i prossimi tre anni – esordisce Mirco Urbinati, organizzatore del Transitalia Marathon. - Ho già in mente il percorso del 2017 e ho alcuni obiettivi ben precisi in mente”. Al momento dei saluti, sabato sera e domenica mattina in molti hanno confermato la loro presenza per la prossima edizione, la terza. “Stanno già arrivando le iscrizioni per il prossimo anno – prosegue Urbinati - ma noi non le abbiamo ancora aperte e quindi queste richieste per il momento andranno in un cassetto e saranno poi ritirate fuori il prossimo anno. Quasi tutti i partecipanti di quest'anno ci hanno già confermato la loro presenza per il 2017 e questo mi fa capire che cosa siamo riusciti a creare”. Il giorno più emozionante per Urbinati non è stato il primo, quello della partenza, ma l'ultimo, quello dominato dalla commozione, dai saluti, dagli abbracci, dalla parola Fine. “Per me l'ultimo è sempre il giorno più emozionante perchè mi commuovo e mi dispiace vedere gli altri che se ne vanno. Negli altri giorni, durante l'evento, sono una macchina, un computer che lavora ma alla fine mi rilasso e mi godo la felicità dei partecipanti, e del mio staff che è stato meraviglioso”.

Il Transitalia Marathon è ritornato ad essere realtà, e questo grazie a Urbinati e al Moto Club Strade Bianche in Moto onnipresente in ogni fase della manifestazione. “Abbiamo messo in piedi una cosa grande, molto importante – ammette Urbinati - e ne sono conscio. Nel 2013, cioè due anni prima dell'edizione numero 1 del Transitalia Marathon sapevo che mi stavo mettendo in gioco con un progetto così importante. Ho preso tutto, fin da subito molto seriamente perchè avevo scelto un marchio ed un nome storico”. Ripensandoci oggi la prima edizione, quella dello scorso anno a Urbinati sembra quasi una demo, una puntata zero: “Quest'anno avevamo 100 partecipanti in più e lo abbiamo sentito molto. Abbiamo anche raddoppiato il numero delle persone nello staff però non è cambiata l'emozione. Anzi, è ancora forte. Piuttosto è cambiata la prospettiva: oggi non devo più pensare al Transitalia Marathon 2017 ma a un progetto più ampio. Quindi 2017, 2018 e 2019 perchè la consapevolezza di quello che stiamo facendo oggi è diversa”. E anche se la stanchezza sulle sue spalle si fa sentire in questo primo giorno, dopo il rientro, non riesce a mascherare la grande soddisfazione dell'organizzatore: “La mia soddisfazione più grande è stata riuscire a realizzare quello che veramente avevo in testa, che non è il percorso, quello è soggettivo. Con il nostro evento abbiamo innescato una serie di meccanismi che portano il partecipante a emozionarsi. E lo prova il fatto che il partecipante quando arriva a fine tappa si dimentica quasi il percorso che ha fatto perchè sta bene dove si trova, a fine giornata, a tavola con gli amici, al bar a bere la tanto agognata birra fresca, in piazza insieme alla sua moto”.

Parole di ringraziamento vanno a Rimini, a Fabriano, a Leonessa e a tutte le persone che hanno reso indimenticabile questa seconda edizione, a tutti coloro che l'hanno incrociata sul proprio cammino o che vi hanno lavorato all'interno. L'emozione di cui parla Urbinati coinvolge anche tutti loro. “Io mi accerto di riuscire a emozionare… - ripete il deus ex machina della manifestazione – e solo dopo creo tutto il resto: percorso, passaggi diversi, città sedi di tappa. Quando non c'è un cronometro in ballo, non ci sono prove speciali o tempi imposti allora si parla di turismo. E il turismo va fatto bene”.

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