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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Cronaca

Il sindaco non fa retromarcia sull'ordinanza anti-prostituzione. "In molti casi funziona da deterrente"

Dopo la manifestazione dei Radicali Italiani che chiedevano il ritiro del provvedimento. Sadegholvaad: "E' anche grazie all’adozione delle ordinanze che abbiamo potuto tenere sotto controllo il fenomeno"

I Radicali Italiani sono scesi in piazza. Sotto Palazzo Garampi. Per ribadire la loro posizione: il sindaco Sadegholvaad ritiri l'ordinanza anti prostituzione in vigore dal 30 giugno. Il primo cittadino sul tema non è però intenzionato a fare alcuna retromarcia e spiega i motivi che lo hanno spinto a firmare il provvedimento. “La prostituzione su strada è spesso legata a giri di affari criminali, che alimentano delinquenza e la percezione di insicurezza. I diritti delle sex workers hanno importanza pari ai diritti delle famiglie, dei lavoratori, dei turisti, che devono sentirsi liberi di passeggiare lungo i viali e frequentare la città senza paura. Ed è anche grazie all’adozione delle ordinanze contingibili e urgenti che in questi ultimi anni abbiamo potuto tenere sotto controllo il fenomeno, riuscendo anche in molti casi a produrre un effetto di deterrenza", è la posizione del sindaco Sadegholvaad.

Durante la manifestazione Radicali e associazioni attendevano una risposta, che non è tardata. Forse con contenuti differenti rispetto a quelli che auspicavano. “Bisogna smetterla di pensare alla prostituzione in termini moralistici e iniziare a  pensare alle conseguenze disastrose che la criminalizzazione oggi porta nella vita delle persone che si prostituiscono”, ha detto Federica Oneda, comitato di Radicali Italiani.

L'intervento del sindaco Sadegholvaad

"La presa di posizione ribadita in primis dai Radicali Italiani sulla necessità di regolamentare l’esercizio della prostituzione pone l’accento su uno storico vulnus, forse insanabile, di cui lo Stato è responsabile: l’incapacità - o meglio il timore - di prendere scelte coraggiose su un fenomeno che ha molte implicazioni, sotto il profilo della dignità umana e della percezione di sicurezza dei cittadini. A causa di un immobilismo ultra cinquantennale solo sporadicamente interrotto da proposte e progetti di legge abbozzati per poi restare chiusi in un cassetto, si è al cospetto di un vuoto legislativo che finisce per far ricadere le responsabilità sull’ultimo anello della catena, i sindaci, che proprio a fronte dell’assenza di un quadro normativo chiaro, hanno ben poco margine di manovra”. 

Poi aggiunge: “Ciò non toglie che pur a fronte di un deficit di competenze, come sindaci abbiamo il dovere di non lasciare nulla di intentato e di adottare misure e azioni, anche di carattere sperimentale, per cercare di arginare le conseguenze della prostituzione su strada, che spesso si traduce in una moderna e intollerabile forma di schiavitù.  Controlli, servizi mirati e sanzioni non hanno certo l’ambizione di sradicare in via definitiva il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, ma rappresentano uno strumento per agire sul territorio, a difesa della dignità umana e a contrasto del degrado urbano”.

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