Smart working, il Comune dimezza il numero dei dipendenti che lavorano da remoto

L'assessore e vicesindaco Gloria Lisi: "Nei prossimi mesi definiremo un protocollo operativo per sfruttare le potenzialità di questa modalità di lavoro"

Sono 327 nel mese di luglio i dipendenti del Comune di Rimini che hanno fatto almeno un giorno di smart working, come previsto dalle norme del Decreto Cura Italia che ha disciplinato il lavoro pubblico nel periodo dell’emergenza sanitaria da Covid-19. "Un numero - che rappresenta circa il 29% del totale del personale - più che dimezzato rispetto ai mesi di punta dell’emergenza e che è andato progressivamente a decrescere seguendo le disposizioni dettate dai DPCM e dalle Ordinanze regionali sulla base dell’andamento dell’epidemia: si è partiti da 249 autorizzazioni al lavoro da casa della prima metà di marzo, con l’inizio del lockdown, fino a raggiungere i 695 nel mese di aprile. Oggi il numero di dipendenti in smart working si ferma a 327 (dati aggiornati al 20 luglio), meno della metà di giugno", spiega l'amministrazione comunali.

Se infatti ci sono stati quei servizi indifferibili – come servizi della Polizia locale o quelli della Protezione civile, solo a titolo esemplificativo – che hanno dovuto garantire la presenza fisica del personale per tutto il periodo di emergenza, negli altri settori si sta procedendo ad una progressiva rimodulazione delle attività, in modo che la modalità di svolgimento della prestazione lavorativa in presenza ed a distanza da parte dei dipendenti sia funzionale ed accompagni la ripresa delle attività economiche e sociali dei cittadini e delle imprese.

“L’emergenza sanitaria ha portato alla luce le potenzialità dello smart working, che da modalità di lavoro del tutto marginale (a Rimini interessava solo sei dipendenti su oltre 1.110) è destinato a diventare una forma sempre più diffusa e rilevante in termini numerici – sottolinea la vicesindaco e assessore al  personale Gloria Lisi – Nei prossimi mesi dunque metteremo mano ad un progetto articolato per definire le modalità operative e la disciplina aziendale, anche confrontandoci con i sindacati, per rendere strutturale questa forma di lavoro agile che rappresenta un’opportunità sia per i lavoratori sia per l’ente".

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Prosegue Lisi: "Si tratterà di redigere protocolli operativi precisi che, oltre a fornire ai dipendenti strumenti di lavoro adatti, garantiscano la massima sicurezza in termini di protezione dei dati. Ad esempio, al personale che lavora a distanza, saranno forniti pc portatili utilizzabili esclusivamente per il lavoro che il personale potrà utilizzare indifferentemente da casa ed in ufficio. Questa modalità di lavoro consentirà anche di rimodulare l'utilizzo degli spazi ad uso ufficio, consentendo l'utilizzo a rotazione delle postazioni lasciate libere dai lavoratori in smart working. Il lavoro agile rappresenta un'opportunità per ripensare il lavoro pubblico: sotto questo profilo, la pandemia ha spinto gli enti a ridisegnare i propri modelli organizzativ, sfruttando al meglio le potenzialità della digitalizzazione”.

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