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Venerdì, 24 Maggio 2024
Cronaca

Soluzione contro la stangata: "Rette calcolate in base all'Isee". Per le case di riposo fumata bianca

Sono Cgil, Cisl e Uil e le loro sigle pensionati a rendere noto l'esito della trattativa

Una retta regionale graduata per le Cra attraverso l'applicazione dell'Isee come alternativa all'aumento generalizzato. E' la soluzione condivisa tra Regione Emilia-Romagna e sindacati per chiudere la vertenza sul caro-rette. Le nuove quote basate sull'Isee entreranno in vigore a partire da gennaio 2025, in concomitanza col nuovo sistema di accreditamento. Per quanto riguarda quest'anno, la Regione ha deciso di aggiungere fin dal primo assestamento di bilancio altri 10 milioni di euro sul fondo sociale regionale "per ridurre l'importo delle rette a carico degli utenti con condizioni economiche medio basse".

“Un’intesa importante - sottolineano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale al Welfare, Igor Taruffi - che giunge al termine di un confronto proficuo con le organizzazioni sindacali, con le quali abbiamo condiviso il bisogno di sostenere persone e famiglie in difficoltà, con redditi medio-bassi, di fronte alla necessità di garantire assistenza e cura a persone anziane o con disabilità e ai propri cari".

"Oltre all’introduzione dell’Isee dal prossimo anno, unitamente all’applicazione delle nuove regole sul sistema di accreditamento dei servizi sociosanitari, con le quali vogliamo anche migliorare la qualità dei servizi e del lavoro - proseguono - aumenteremo di 10 milioni di euro il Fondo sociale regionale, fondi che si aggiungono agli oltre 30 milioni di euro in più che nell’ultimo anno e mezzo avevamo messo sul Fondo regionale per la non autosufficienza. Continuiamo quindi a supplire all’assenza del Governo, che taglia sulle risorse per la sanità e i servizi socio-assistenziali, facendo fino in fondo la nostra parte, investendo sui servizi e assicurando alle strutture le condizioni per poter continuare e non dover chiudere. Tutto questo grazie al confronto coi sindacati e alla condivisione di ciò che serve per non lasciare indietro nessuno, come siamo abituati a fare in Emilia-Romagna”.

Il verbale di accordo

Nel dettaglio, sono due i punti previsti nell’intesa. Il primo: a partire dal prossimo anno (1.01.2025), unitamente all'applicazione delle nuove regole sul sistema di accreditamento dei servizi sociosanitari, finalizzate anche al miglioramento della qualità dei servizi e del lavoro, si provveda all'introduzione dell’Isee, da applicarsi in maniera lineare nel calcolo delle rette a carico degli utenti dei servizi socio-sanitari residenziali.

Il secondo: in sede di approvazione della legge di assestamento del bilancio 2024, siano aumentate di ulteriori 10 milioni di euro le risorse che, attraverso il Fondo sociale regionale, vengono trasferite ai Comuni al fine di sostenere le famiglie con redditi medio bassi e bassi per far fronte al pagamento delle rette dei servizi socio-sanitari residenziali accreditati, a valere per l'intero anno 2024.

Per arrivare alla più equa applicazione delle due misure, si istituisce un tavolo ad hoc composto da Regione, Comuni e Organizzazioni sindacali, anche per determinare i criteri e le modalità per la destinazione delle risorse previste, e cioè i 10 milioni di euro in più nel Fondo sociale regionale.

La reazione dei sindacati

"Si tratta - affermano Cgil, Cisl e Uil - di risultati importanti, frutto della mobilitazione sindacale avviata nei territori e della pressione esercitata sull'opinione pubblica, sulle forze politiche e sui livelli istituzionali comunali e distrettuali, facendo maturare consenso attorno alle proposte delle organizzazioni sindacali". Questi risultati, "uniti alla ribadita volontà di concludere positivamente il confronto sull'accreditamento- fanno sapere ancora Cgil, Cisl e Uil- permettono alle organizzazioni sindacali di revocare le iniziative di mobilitazione che erano state programmate, compresa la manifestazione già convocata davanti alla Regione per il 13 febbraio".

Resta però "condivisa" la preoccupazione, affermano ancora i sindacati, "per la grave carenza di finanziamenti nazionali a sostegno delle politiche sociali, della non autosufficienza e della sanità pubblica, che ha condizionato anche questa vicenda e che continua a rappresentare una pesante ipoteca per il futuro del sistema sociosanitario della Regione Emilia Romagna, impegnato in uno sforzo di innovazione che salvaguardi quelle caratteristiche che l'hanno reso un punto di riferimento nel panorama nazionale per quantità e qualità dei servizi pubblici erogati".

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