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Cronaca

Sorpresa da Legambiente, Rimini è la provincia in cui si è consumato meno suolo nel 2020-2021

Il rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” prodotto dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa), mette in ottima luce il territorio della Provincia di Rimini

Il rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” prodotto dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), il cosiddetto rapporto dell’Ispra, nell’edizione 2022 mette in ottima luce il territorio della Provincia di Rimini. Risulta infatti quella in cui nel 2021-2021 si è registrato il minor consumo di suolo in tutta l'Emilia Romagna. Un dato di gran lunga migliore rispetto a tutte le altre realtà territoriali della regione.

Il quadro complessivo tuttavia non è confortante. "Rispetto agli ultimi dieci anni, infatti, l’incremento di consumo di terreno vergine in Italia ha segnato il record di oltre 2 metri quadrati al secondo, per un totale di quasi 70 km quadrati di nuove coperture artificiali - sottolineano da Legambiente - Il cemento ricopre ormai 21.500 km quadrati di suolo nazionale, dei quali 5.400 (una fetta di territorio grande quanto la regione Liguria) destinati agli edifici. Un manto di cemento che soffoca la penisola, con gravi conseguenze per la permeabilità del suolo, che invece, di fronte a un quadro di crisi climatica e al conseguente acuirsi dei fenomeni metereologici estremi, è fondamentale per rendere più resiliente il nostro territorio. Si pensi che i danni causati dalla perdita di suolo sono stimati intorno agli 8 miliardi all’anno, una spesa che senz’altro rallenta la ripresa del nostro paese".

In questo quadro, l’Emilia-Romagna è terza sia per incremento di suolo consumato nel periodo 2020-2021 (658 ettari) sia in totale di suolo consumato nel 2021 (oltre 200mila ettari), dopo Lombardia e Veneto. Nella classifica nazionale dei comuni peggiori troviamo appunto Ravenna, seconda solo a Roma per incremento consumo di suolo nel periodo 2020-2021, con 68,66 ettari di incremento nell'ultimo anno. Nella classifica regionale invece, dietro Ravenna, troviamo i comuni di Reggio nell’Emilia (35,44 ettari) e Ostellato (30,26 ettari). Se guardiamo invece al consumo di suolo pro capite, l’indice in rapporto alla densità abitativa, troviamo Ostellato (FE) in cima alla lista dei comuni in Emilia-Romagna, con un consumo di suolo annuo di 52,5 metri quadrati per ciascun abitante. Subito dopo si piazzano Polesine Zibello (PR) e Besenzone (PC), che hanno perso rispettivamente 25,5 metri cubi/abitante e 16,4 metri quadrati/abitante. Ben 13 comuni hanno superato i 10 metri quadrati/abitante di consumo pro capite nel 2021: erano 8 nel 2020 e 10 nel 2019.  

"Dati allarmanti e senza precedenti, risultato di un ritmo insostenibile di nuove costruzioni dovuto in parte alle forti pressioni del settore della logistica e dall’altra all’assenza di interventi normativi efficaci per ridurre il consumo di nuovo suolo - continuano gli ambientalisti - I dati del rapporto Ispra confermano anche l’inadeguatezza della legge urbanistica regionale sulla tutela e l’uso del territorio: il corretto recepimento della legge a livello comunale attraverso la stesura e approvazione dei Pug (Piano Urbanistico Generale) imporrebbe la soglia di consumo pari al 3% della superficie consumata al 2017. Rielaborando i dati Ispra, si trova che tale soglia è già stata ampiamente superata da 21 comuni che hanno prorogato più volte l’approvazione del PUG. “Con questo trend allo scattare del limite del 3% rischieremo paradossalmente di non avere più suolo consumabile. Questa è la prova ulteriore di come la legge 24/2017, così come è stata progettata, non ha posto un freno al consumo di suolo”.  

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Oltre ai consueti nuovi insediamenti abitativi, preoccupa l’avanzata del settore commerciale, in particolare del comparto della logistica, "che in assenza di un quadro normativo più stringente e vincolante rischia di esaurire le scorte di suolo consumabile sottolineate in precedenza - puntualizzano da Legambiente - A tal proposito, il tanto enfatizzato Accordo territoriale tra Città metropolitana di Bologna e Regione Emilia-Romagna approvato lo scorso mese, pur chiudendo in modo definitivo il capitolo relativo al polo logistico di Altedo (BO), non pone infatti uno stop a nuovi insediamenti logistici ed al consumo di suolo. Rispetto alle proposte complessive di logistica nel territorio della Città Metropolitana pari a circa 460 ettari, si continuano a destinare alla logistica circa 392,5 ettari: in pratica tutto quanto previsto in precedenza tranne il polo di Altedo (BO). La pianificazione attuale inoltre non tiene conto della presenza di nodi ferroviari: in questo senso è utile avviare il percorso di reintroduzione della norma prevista nel precedente Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale che, salvo limitati casi specifici, limitava a 10.000 metri quadrati la superficie degli insediamenti logistici sprovvisti di trasporto merci su ferro, vincolando impianti di dimensioni maggiori alla presenza dell’infrastruttura ferroviaria. La priorità immediata nella pianificazione urbanistica e periurbana dev’essere il riuso e la rigenerazione urbana, azioni al centro della Legge d’Iniziativa Popolare in materia di suolo, parte delle 4 leggi che verranno presentate a breve in Regione. In tal senso, servono azioni concrete di censimento del patrimonio edilizio non utilizzato o abbandonato e un sistema di incentivi per il recupero di tale patrimonio".

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