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Spaccio al bar, "operazione Ceres": i due latitanti si costituiscono

Alla fine hanno scelto di consegnarsi ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Rimini i due latitanti, sfuggiti alla cattura nell’”Operazione Ceres"

Alla fine hanno scelto di consegnarsi ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Rimini i due latitanti, sfuggiti alla cattura nell’”Operazione Ceres" condotta dagli uomini dell'Arma lo scorso luglio, che ha consentito di sgominare un'organizzazione specializzati allo spaccio di hashish e cocaina. Si sono così aperte le porte del carcere per un bulgaro di 29 anni ed un italiano di 26 anni, che hanno deciso di metter la parola fine alla loro fuga.

Gli investigatori dell’Arma sono riusciti, in quasi due anni di indagine, a raccogliere elementi di prova a carico dei soggetti indagati,  identificando e sentendo a verbale quasi 160 acquirenti, quasi tutti italiani, romagnoli, che attraverso le loro dichiarazioni hanno permesso di documentare l’esistenza di un’ampia cerchia di fornitori, fra loro collegati, il cui punto di riferimento per rintracciare i clienti, fra cui alcuni minorenni, era un bar di Rimini, dagli stessi frequentato assiduamente.

In particolare il 26enne dovrà rispondere di alcune condotte estorsive nei confronti di alcuni clienti insolventi. In un episodio il giovane ha esercitato la richiesta estorsiva nei confronti di un suo vecchio cliente quando, al rientro da un lungo periodo di assenza da Rimini, si è accorto che il suo braccio destro, che lo aveva sostituito nella gestione degli affari, aveva “sprecato” la cocaina smerciata facendo le dosi esattamente da un grammo anziché da 0,7.

Per questo motivo anziché farsi rifondere dal suo uomo il “danno” causato dal mancato guadagno, si è rivolto al cliente intimandogli di consegnargli i soldi in quanto lui era a conoscenza del fatto che le dosi dovessero essere da 0,7, e pertanto aveva approfittato dell’errore del suo complice per pagare di meno un dose con quantitativo superiore.

All'italiano  inoltre sono stati notificati gli atti relativi al suo ritardato arresto, avvenuto il 26 gennaio del 2009, emesso dalla Procura della Repubblica di Rimini, quando lo stesso in due circostanze, nell’atto di cedere delle dosi, aveva utilizzato una tubazione esterna alla casa dove abitava come punto di scambio. In quella circostanza, i militari hanno cristalizzato i movimenti dell’indagato, recuperando la droga.

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