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Venerdì, 24 Maggio 2024
Cronaca

Spacciò la dose mortale a un padre di famiglia, condanna esemplare per il pusher

Ritenuto colpevole del decesso come conseguenza di altro delitto dovrà scontare una pena di 4 anni e 8 mesi oltre a risarcire i famigliari della vittima con 270mila euro

Mano pesante del giudice che, nella serata di giovedì, ha ritenuto colpevole un albanese 29enne finito sul banco degli imputati per aver ceduto una dose mortale di cocaina a un noto barista riminese ritrovato cadavere nel garage di casa nel pomeriggio del 24 settembre del 2020. Lo spacciatore, difeso dall'avvocato Fabio Massimo Del Bianco, dovrà scontare una pena di 4 anni e 8 mesi oltre a risarcire i famigliari della vittima, la moglie e le due figlie piccole costituitisi parte civile con l'avvocato Alessandro Pierotti e la madre costituitasi parte civile con l'avvocato Nicoletta Gagliardi, con 270mila euro. Il barista, un 35enne gestore di un noto locale nel centro storico di Rimini, si rivolgeva al pusher per rifornirsi di cocaina con l'ultimo acquisto che secondo le indagini era avvenuto tra il 22 e il 23 settembre. La vittima aveva assunto la dose mortale stupefacente nel garage della propria abitazione ma, il decesso, era stato scoperto dai famigliari solo nel tardo pomeriggio del 24.

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I parenti, infatti, si erano allarmati non vedendo più e avevano iniziato a cercarlo per tutta la città. La tragedia era stata scoperta intorno alle 18.40 quando, a fare la macabra scoperta, erano state la moglie e la madre dell'uomo che avevano ispezionato il garage seminterrato della loro abitazione. Le due donne avevano l'allarme e sul posto si erano precipitati i mezzi del 118 ma, il medico, non ha potuto far altro che dichiarare il decesso e informare la polizia di Stato accorsa nello scantinato con due Volanti. Il box, dove era stato ritrovato il cadavere, era chiuso dall'interno e accanto al corpo gli inquirenti avevano trovato della sostanza stupefacente. Nel garage, oltre al personale della Scientifica e della squadra Mobile, era intervenuto il medico legale e del decesso era stato informato il pubblico ministero di turno. Gli esami tossicologici avevano poi accertato che a stroncare il 35enne, padre di due bambine, era stata la cocaina. Le indagini della Squadra Mobile erano risalite fino all'albanese che, nel 2022, era stato rinviato a giudizio con le accuse di spaccio e morte in conseguenza di altro reato.

"Siamo molto soddisfatti di questa condanna esemplare - spiegano gli avvocati Alessandro Pierotti e Nicoletta Gagliardi che tutelavano i famigliari della vittima. - Questa sentenza ripaga, in parte, i parenti della vittima delle sofferenze patite in seguito alla morte del 35enne e per aver rovinato la serenità famigliare per lungo tempo prima del decesso del loro congiunto".

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