Strage di Charlie Hebdo, Daniele Luttazzi difende il diritto di satira

Il comico e scrittore santarcangiolese, già incappato nella censura e in quello che è passato alla storia come "editto bulgaro", interviene sull'assalto al giornale satirico da parte di un commando terroristico che inneggia al Profeta

Il comico e scrittore santarcangiolese Daniele Luttazzi, già incappato nella censura e in quello che è passato alla storia come "editto bulgaro", è intervenuto sull'assalto al giornale satirico da parte di un commando terroristico che inneggia al Profeta. Nel suo blog, Luttazzi spiega le sue riflessioni in merito al drammatico fatto di sangue avvenuto a Parigi forte del motto "libera satira in libero Stato". "Già nel febbraio 2006 - esordisce il comico romagnolo - scrissi su Micromega alcuni pensieri a commento del caso 'vignette danesi'.  Ripropongo qui le più urgenti, integrandole con quelle che pubblicai l’anno dopo in Lepidezze postribolari. Il caso delle vignette danesi, come oggi il vigliacco assassinio dei vignettisti di Charlie Hebdo da parte di terroristi che invocano il Profeta, ci obbliga a ricordare: che la libertà d’espressione satirica di un Paese corrisponde al suo gradiente di democrazia. Che ogni religione, senza sense of humor, diventa fanatismo. Che parte del mondo islamico non è in grado di accettare la satira come forma di discorso politico. Che la satira reifica i suoi bersagli e per un musulmano è inaccettabile la reificazione del Profeta. Che non sono le vignette a insultare Maometto, ma i terroristi che uccidono in suo nome. Che le vignette anti-semite pubblicate quotidianamente in Egitto e in Arabia Saudita sfruttano stereotipi di gran lunga più offensivi di quelli utilizzati in Occidente. Che i direttori dei giornali arabi, invocando anch’essi la “libertà d’espressione”, continuano a pubblicarle. Che non per questo i vignettisti arabi devono temere per la loro vita. Che il profeta Maometto, quando in vita veniva insultato e dileggiato, rispose sempre col perdono, mai con la vendetta. Che il Corano minaccia di morte gli infedeli. (Forse è solo un problema di traduzione. “Uccideteli tutti ovunque li troviate” magari nell’originale era “Porgete l’altra guancia”.) Che non pubblicare le vignette perché questo potrebbe scatenare la violenza degli integralisti significa subire la loro violenza. Che la comunità islamica deve isolare gli imam radicali. Che nel mondo islamico legge divina e codice penale coincidono. Che le convinzioni religiose urtano contro il nostro essere individui razionali del 21° secolo. Che l’uomo sta bene quando non ha bisogno di religioni che lo proteggano dal dubbio e dalla paura. Che il messaggio delle religioni è: se metti in discussione l’amore infinito di Dio finisci dritto all’inferno. Che, da un punto di vista antropologico, non puoi avere una religione senza un nemico. Che la ragione sociale delle religioni è dare ai fedeli un senso di superiorità rispetto a un nemico immaginario. Che l’Europa moderna, laica, del commercio e della democrazia, appare col Rinascimento, nel momento in cui il cristianesimo, scosso dalla Riforma, comincia a perdere il controllo sull’organizzione sociale. Che la repubblica, la separazione dei poteri, il suffragio universale, la libertà di coscienza, l’eguaglianza dell’uomo e della donna non derivano dalla religione, che li ha anzi a lungo combattuti. Che, grazie alla rivoluzione francese, le adultere occidentali non vengono lapidate (però finiscono su Novella 2000: questo, per alcuni, è progresso)".

"Desolanti i paradossi: gli xenofobi nostrani che adesso gridano alla libertà di satira sono gli stessi che contribuirono a cacciarmi dalla Rai; mentre chi parla di civiltà arretrate non si rende conto del fatto che, nel Villaggio Globale, sono gli integralisti a essere i più moderni: i media elettronici infatti rendono tutti più reazionari, e questo spiega tanto dei tempi attuali. Si pensi al dibattito sulle cellule staminali, un esempio perfetto di come il mondo si stia dividendo in religioso e non-religioso. C’è chi vorrebbe mettere da parte la ricerca scientifica e affidare il futuro al pensiero magico. Perché non la divinazione sulle interiora di pollo, allora? Un quotidiano iraniano adesso bandisce un concorso per la miglior vignetta sull’olocausto. Una provocazione idiota. Comunque dubito che il vincitore potrà mai superare l’estro di Jules Feiffer. Nel 1960, Adolf Eichmann fu estradato da Israele. Per l’occasione, a New York, qualcuno si presentò a un party con una spilla che diceva:”I like Eich”. Ilarità generale. L’unico a non ridere fu l’umorista Jules Feiffer. -Dai, Jules, non lo trovi divertente?- -Solo fino ai primi cinque milioni."

"Come si vede, per un autore satirico, tutto può essere commentato in modo arguto. La satira esprime un’opinione. L’unica idea che anche in democrazia non può essere ammessa è quella violenta: è già stata giudicata dalla storia. Non c’è bisogno di trasferirsi nei Paesi Arabi per trovare resistenze alla satira sulla religione. Nel 2001, a Satyricon, il produttore mi chiese gentilmente di cassare lo sketch “Esche insolite”, in cui un pescatore faceva abboccare il pesce più grosso usando come esca un crocifisso; e il capostruttura mi chiese di togliere una battuta su Dio. Esposi il mio punto di vista al direttore, Carlo Freccero, cui spettava l’ultima parola. Feci presente che, per un autore satirico, la religione è uno dei tanti pregiudizi. La satira sulla religione non offende le persone, solo i loro pregiudizi. Togliere gag e battute sarebbe stato un atto di censura. Censura delle mie idee sulla religione. Freccero mi diede ragione: la gag e la battuta andarono in onda. Se ne deduce che è meglio per l’autore satirico se i direttori tv non sono integralisti, ma situazionisti".

"La libertà di parola non serve a niente, se non è garantita anche la vostra libertà di poterla ascoltare, quella parola. La censura le cancella entrambe: due piccioni con una fava. Che la satira non offende le persone, ma solo i loro pregiudizi, vale per tutta l’arte. Prendete Piss Christ, un’opera d’arte di Andres Serrano che fece scandalo qualche anno fa. Era la foto di un crocefisso ammollo in un bicchiere di urina. Molti la giudicarono blasfema. Ma non considerano quello che quest’opera d’arte ha fatto per l’urologia. La censura alla satira è insopportabile. E’ una mordacchia alle opinioni e alla fantasia. Qual è il limite dell’immaginazione ? Perché devono stabilirlo altri, per me e per voi? Io posso immaginarmi cose fantastiche. Cose davvero fantastiche. Come la Gelmini che si tromba un ippogrifo. 'La Gelmini che si tromba un ippogrifo'. Questa in tv me la censurerebbero. Per crudeltà agli animali".

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"C’è chi proibirebbe la satira sulla religione perché i sentimenti religiosi vanno rispettati. Ma può un autore satirico rispettare i sentimenti di chi crede all’esistenza di un essere invisibile nel cielo che punisce le azioni umane? Giove, intendo. Altri, di solito i tromboni, si appellano al buon gusto. Ma la satira non ha niente a che fare col buon gusto. Come ricorda Mel Brooks, la satira se non è eccessiva non fa ridere. Molti, infine, eviterebbero la satira religiosa per non fomentare l’odio. Ma l’irriverenza satirica non è odio: è solo irriverenza. Se uno dimentica questo, davvero non se ne esce. Tutte le grandi figure religiose erano un po’ troppo piene di sè. Mosè diceva di parlare con Dio. Maometto diceva che Dio parlava attraverso di lui. Gesù diceva di essere il figlio di Dio. Budda? Era grasso, ma non indossava tute da ginnastica. Ecco un pensatore libero. Le religioni sono pericolose. Non puoi correggere un’istituzione quando è una religione. Guardate come i musulmani lapidano le loro donne. Non potrebbero farla franca, se non fosse per motivi religiosi. L’odio viene da qualche meandro profondo, ma le religioni gli danno una cornice nobile. Ecco perché sono pericolose. Sono assurde".

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