Stroncata dai carabinieri la banda dei topi d'appartamento

I militari del comando provinciale di Padova hanno individuato i malviventi autori di diversi furti anche a Rimini

I carabinieri del comando provinciale di Padova hanno arrestato quattro cittadini albanesi responsabili di numerosi furti tra il Veneto e l'Emilia Romagna. Un'associazione a delinquere organizzatissima, che da tempo importava in Italia manovalanza specializzata nei colpi in case e appartamenti. Soddisfatto il maggiore Giuseppe Saccomanno: "La compagnia di Cittadella è riuscita a stroncare sul nascere un sodalizio pericoloso, sventando i numerosi furti che stavano programmando approfittando delle vacanze estive, sia nel Padovano che lungo il litorale romagnolo".


Quattro le persone finite in carcere, tutte di origine albanese, e un fuggiasco tutt'ora ricercato. Le indagini, partite a febbraio, hanno permesso di individuare nell'Alta Padovana i due basisti, tra cui la mente dell'intera organizzazione. Le misure cautelari sono state emesse dal pubblico ministero Benedetto Roberti a fronte delle prove raccolte dai militari di Cittadella, che dopo sei furti compiuti nelle ultime settimane tra Venezia, Vicenza, Forlì e Rimini sono riusciti a individuare la base logistica e il modus operandi dei malviventi.

In manette i due basisti K.B., 37enne residente a Carmignano di Brenta, e il 48enne H.C., di Tezze sul Brenta, considerato la cupola del sodalizio criminale. Con loro sono finiti in carcere anche il 33enne V.A., senza fissa dimora, e la 36enne P.M. residente in provincia di Forlì-Cesena. I primi tre sono stati catturati a Cittadella, la donna invece a Cesenatico, mentre la quinta persona indagata è riuscita a sfuggire all'arresto.

Il lavoro degli inquirenti è iniziato nell'inverno 2017, dopo l'arresto di due bande di ladri acrobati di origine albanese da parte della compagnia di Cittadella. A dare sostegno logistico e ospitalità ai due gruppi erano alcuni connazionali con base nell'Alta Padovana. Dopo aver smantellato le due organizzazioni, i militari hanno continuato a monitorare i basisti, poi identificati in K.B. e H.C. Una lunga serie di appostamenti e verifiche li ha incastrati, in particolare grazie all'individuazione di un'automobile rubata e usata in passato per alcuni colpi. Il certosino lavoro dei carabinieri ha portato a galla la sottile organizzazione alla base del gruppo criminale, formato da due gestori e numerosi sottoposti, oltre che da una fitta rete di fiancheggiatori sparsi in diverse regioni. I due basisti, residenti nel cittadellese e nel bassanese, facevano arrivare in Italia dall'Albania nuove leve da impiegare come manovalanza nei furti pianificati nel Padovano, approfittando delle vacanze estive che lasciano molte abitazioni incustodite.

Gli obiettivi venivano selezionati da complici residenti in Veneto ed Emilia, che ben conoscevano le abitudini dei residenti e davano il via libera alle ricognizioni, effettuate sempre in mattinata e gestite in totale segreto, con strumenti anti intercettazione. Poi i ladri trascorrevano la giornata sul litorale, in stabilimenti balneari gestiti da connazionali collusi che fornivano la protezione necessaria per programmare i colpi in tranquillità. In serata il passaggio all'azione. Sempre identico il modus operandi: i ladri puntavano a edifici isolati in cui si introducevano scassinando le finestre prima di fuggire con mezzi messi a disposizione da altri complici. Il bottino era gestito dal capobanda H.C., che smistava i guadagni anche con sistemi di trasferimento internazionale, sempre attentissimo nel curare la rete dei prestanomi per restare nell'ombra.

Nel corso degli arresti sono stati recuperati gioielli di valore, cellulari, arnesi da scasso e contanti di paesi esteri, tutto materiale legato alle attività criminali e posto sotto sequestro. Proseguono le indagini, nel tentativo di capire se gli indagati siano colpevoli di altri episodi di furto e per far luce anche sul collegamento con il mondo dello spaccio di stupefacenti, in Veneto e in tutto il Nord Italia. "Abbiamo tagliato una delle catene principali di finanziamento nell'ambito dello spaccio di droga sia in Lombardia che nella nostra regione", conclude il maggiore Saccomanno.

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