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Stufette elettriche non a norma, maxi sequestro della Finanza in tutta Italia

Lo stock da 12mila pezzi di origine cinese era prodotto e commercializzato da una società con sede nel riminese

Uno stock di 12mila stufette elettriche di orgine cinese, prodotte e vendute da una società con sede nella provincia di Rimini, è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza in quanto ritenuto un prodotto pericoloso per i consumatori. A far scattare l'allarme sono state le autorità ungheresi, Paese dove erano state in parte commercializzate, che ha accertato con delle prove di laboratorio le stufette facendo emergere un "rischio grave" per la salute e la sicurezza degli utulizzatori. La segnalazione, immessa in una piattaforma telematica a disposizione di tutti gli Stati comunitari, è stata recepita in tutto il continente dal momento che oltre 400 stufe erano state vendute in altri paesi europei e quasi 200 in paesi extra Unione Europea. Questo ha comportato l’inserimento di una “notifica” sulla piattaforma e la segnalazione alla Commissione UE del prodotto pericoloso facendo così scattare l'allerta negli altri paesi membri ove risulta essere stato commercializzato. La procedura, poi, ha previsto l’emissione di un provvedimento di ritiro, richiamo (se già venduto) e/o divieto di commercializzazione sul mercato nazionale.

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Allo stesso tempo il Ministero dello Sviluppo Economico e la Guardia di Finanza hanno estrapolato ed elaborato il contenuto delle informazioni dal punto di vista tecnico-normativo fornite dallo stato Ungherese attivando, per gli approfondimenti investigativi, il Nucleo di Polizia economico finanziaria di Rimini. Gli inquirenti delle Fiamme Gialle anno effettuato un riscontro mirato nei confronti della società riminese dove sono state sequestrate amministrativamente le "stufe al quarzo" che erano risultate pericolose e con rischio “rischio alto” per il consumatore finale che avrebbe potuto riportare ustioni o shock elettrico. Gli ulteriori approfondimenti investigativi hanno consentito di ricostruire l’intera filiera commerciale, ossia, la distribuzione e vendita di ulteriori 11.000 pezzi a diversi negozi, dislocati in tutta la penisola, in circa 150 città, per i quali, atteso la pericolosità, si è proceduto ad attivare i reparti del Corpo territorialmente competenti per il completamento del sequestro del prodotto.
 
Nel corso dell’intervento in relazione al ruolo svolto dalla società riminese nella catena commerciale, in qualità di “fabbricante” italiano del prodotto, e agli obblighi previsti dalla legge si è proceduto a contestare una sanzione amministrativa dell’importo minimo da euro 10.000 e massimo di euro 60.000, la cui quantificazione finale sarà ricalcolata per competenza dalla Camera di Commercio.

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