Svolta nelle indagini per il massacro della cagnolina Gina, c'erano dei complici

A inchiodare il fidanzato della proprietaria della povera Jack Russel le telecamere del centro ippico di San Giovanni in Marignano che hanno catturato gli attimi prima delle sevizie

C'è una svolta nelle indagini sull'efferata uccisione di Gina, la cagnolina di razza Jack Russel massacrata lo scorso 9 agosto a San Giovanni in Marignano in un campo nei pressi del Horses Riviera Resort durante un concorso ippico. La quattrozampe, deceduta dopo un paio di giorni di agonia in seguito alle gravissime ferite riportate,  apparteneva ad un'amazzone milanese che ha sporto denuncia contro il suo fidanzato, un cavaliere bergamasco di 33 anni, che l'avrebbe colpita con un forcone, poi infilata in un sacco e alla fine data alle fiamme. In seguito a quel decesso, la Procura di Rimini ha aperto un fascicolo sulla base della denuncia sporta dalla proprietaria anche perchè gli inquirenti hanno ipotizzato fin da subito che, quel massacro, poteva essere legato o a un giro di sostanze stupefacenti o all'ambiente delle scommesse ippiche e agli anabolizzanti per cavalli.

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Le indagini, portate avanti dai carabinieri, hanno permesso di scoprire che l'autore delle percosse su Gina non era solo. Dall'analisi dei filmati del centro ippico, infatti, è emerso che quella notte erano almeno 3 gli uomini che hanno picchiato a morte il Jack Russel di 10 anni. Dai fotogrammi si evince che un uomo, con in dosso gli stessi vestiti del cavaliere bergamasco 33enne denunciato, ha trascinato il cane in un campo nei pressi del Horses Riviera Resort e, dopo pochi attimi, è stato seguito da altri due individui uno dei quali portava un sacco nero identico a quello in cui è stata trovata rinchiusa Gina. Secondo alcune indiscrezioni investigative, inoltre, il bergamasco si sarebbe vantato con alcuni amici dell'uccisione della quattrozampe. Il pubblico ministero che coordina le indagini ha quindi chiesto il rinvio a giudizio per il 33enne che, adesso, rischia una condanna fino a due anni e mezzo di reclusione. Uno stralcio del fascicolo riminese, inoltre, è stato trasmesso alla Procura di Brescia in quanto l'accusato sarebbe legato all'ambiente degli stupefacenti.

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