Tensioni tra centro sociale e comune di Rimini, una lunga giornata di trattative

Dallo sgombero di villa Ricci al colpo di mano che ha permesso agli attivisti di entrare indisturbati a palazzo Garampi

Lunga giornata di tensioni quella che, luendì, ha visto l'ennesimo braccio di ferro tra gli attivisti del centro sociale di Casa Madiba e l'amministrazione comunale di Rimini. Ad accendere le polveri è stato, all'alba, lo sgombero di villa Ricci, l'abitaizone occupata lo scorso 23 marzo. All'alba gli uomini della Digos della Questura hanno eseguito l'ordinanza del gip di sequestro e sgombero dello stabile su richiesta del sostituto procuratore Davide Ercolani. I vigili del fuoco hanno aperto lucchetti e portoni e una volta dentro i poliziotti hanno trovato 14 persone tra italiani e stranieri accampati in condizioni igienico sanitarie precarie. Gli stranieri ora sono stati condotti in Questura per l'identificazione. Solo verso le 10, i ragazzi di Casa Madiba si sono resi conto di quanto era successo e, immediatamente, hanno iniziato a protestare davanti alla Questura con megafoni e slogan in attesa che, gli occupanti del villino, venissero rilasciati dagli uffici di corso d'Augusto.


Chi è stato trovato a dormire nella struttura fatiscente è stato identificato e denunciato per invasione di proprietà e per gli allacci abusivi di acqua e luce. I 14, 11 uomini e 3 donne, di cui 5 italiani e gli altri di varie nazionalità tra cui Mali, Nigeria, Kenya, Senegal, Marocco e Costa d'Avorio, dopo l'identificazione sono stati rilasciati. Secondo i risultati delle indagini solo in 5 risultano senza precedenti di polizia. La maggior parte hanno alle spalle denunce per furti, ricettazione, rapina impropria e aggravata qualcuno per droga e qualcun altro per associazione per delinquere. Degli stranieri due risultano senza permesso di soggiorno, e uno col permesso scaduto in gennaio.

La situazione, verso le 13, sembrava essere tornata alla calma me è stato a questo punto che, gli attivisti del centro sociale, hanno messo in atto un colpo di mano simile a quello utilizzato durante il corteo del 23 marzo per occupare villa Ricci. I ragazzi si sono incamminati lungo via Gambalunga ma, all'improvviso, hanno iniziato a correre verso palazzo Garampi e, dopo aver eluso la sorveglianza del piantone della polizia Municipale, hanno fatto irruzione nel palazzo comunale. Si sono diretti immediatamente nella stala stampa di palazzo Garampi dove, in quel momento, era in corso la conferenza stampa per la presentazione del Capodanno più Lungo del Mondo alla presenza del sindaco Andrea Gnassi.

Ne è nato un tafferuglio e, dopo diversi minuti, è stato possibile riportare la calma e far concludere la conferenza al termine della quale, il primo cittadino, si è incontrato con gli attivisti per ascoltare le loro richieste mentre, nel frattempo, il personale della polizia di Stato, in tenunta antisommossa, ha evitato che altre persone potessero accedere al palazzo. Una lunga trattativa nell'ufficio del sindaco, dove non sono mancati gli urli tra le due opposte fazioni, andata avanti fino a quasi le 17. Sul tavolo la problematica di trovare un letto alle persone che occupavano abusivamente villa Ricci e, solo nel tardo pomeriggio, si è arrivati alla decisione di trasferirle nelle strutture della Caritas e della Papa Giovanni XXIII.

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La dichiarazione del sindaco di Rimini, Andrea Gnassi: “Una comunità non sta in piedi senza regole. Non è un’affermazione che si fa per non guardare ai bisogni, ma anzi la premessa per affrontarli. In un perimetro di regole, che valgono a Rimini come in qualsiasi altro degli ottomila e passa Comuni d’Italia, chi occupa abusivamente un immobile, pubblico o privato fa poca differenza, compie un’azione illecita, sanzionata dall’Autorità giudiziaria. Tanto più se, come nel caso di Villino Ricci, l’occupazione veniva portati avanti in condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza più che precarie".

"Nello stesso perimetro di regole, imprimendo anche un forte impulso innovativo sul sociale - prosegue il sindaco - il Comune di Rimini riesce a mettere in campo: dall’albergo sociale che ospita persone in difficoltà; al residence per i padri separati; al sostegno all’associazionismo che si occupa di centinaia di ‘senza casa’; alle 1700 persone che affianchiamo allo sportello sociale (dal pagamento delle bollette alla casa, a prestazioni, servizi e sussidi); almeno diverse altre migliaia di anziani, diversamente abili, famiglie e minori in difficoltà che vengono sostenuti per l’inserimento in strutture, contributi per gli asili e sostegni di diverso tipo; alle graduatorie per le case popolari; e non da ultimo in prima linea, spesso in solitaria, sull’accoglienza ai profughi".

"Questa la posizione - aggiunge Gnassi - che abbiamo ribadito durante il confronto avuto negli spazi di Palazzo Garampi, nei quali alle 14 di oggi hanno fatto il loro ‘fragoroso ingresso’ alcuni degli occupanti Villino Ricci e i rappresentanti del Collettivo Paz. Lascio da parte alcuni momenti un po’ troppo vivaci, volendo considerarli ‘dialettica estrema’; quello che mi interessa riaffermare è il senso del lavoro e degli obiettivi sui temi sociali di questa Amministrazione Comunale che si muove, ripeto, in un quadro normativo preciso e non aggirabile con scorciatoie, motivate da qualsivoglia intento. E in questo quadro, il Comune di Rimini, che investe il 42 per cento del suo bilancio per servizi sociali e scolastici, ha definito il percorso del welfare di comunità, aprendo cioè al sostegno e al supporto della più ampia parte dell’associazionismo civico e del volontariato in modo da dare risposte vere e sul campo al tema dei bisogni che con la crisi si sono acuiti. Il coinvolgimento del tessuto civico e del privato è la strada maestra su cui questa Amministrazione comunale insiste e insisterà. Questo però attraverso percorsi che tutelino e garantiscano equità. L’assegnazione di spazi pubblici a fini culturali e sociali è il terreno su cui si misura il welfare di comunità. La vicenda dell’ex sede dei vigili del fuoco in via Dario Campana è, in questo senso, esemplare: spazio sistemato e quindi assegnato attraverso evidenza pubblica, modalità che consente libero accesso a chiunque abbia un progetto di utilizzo degli immobili. Non deragliamo da questo percorso, sempre comunque attraverso bando. Certo, per il futuro c’è la necessità di allargare ancora di più il panel, facendo in modo che di emergenza abitativa non debbano occuparsene solo un Comune e qualche associazione. Su questo percorso siamo impegnati e saremo impegnati nelle prossime settimane".

"Non c’è polemica politica né scontro ideologico - conclude il primo cittadino - come qualcuno cerca inevitabilmente di far passare in queste occasioni. C’è semmai il ruolo del Comune anche nel gestire queste azioni, mettendo- come già comunicato precedentemente- a disposizione i servizi sociali per gestire l’emergenza temporanea degli occupanti. Questo fa il Comune ogni giorno dell’anno per migliaia di persone in difficoltà”.

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