Terremoto nel Nuovo Centro Destra riminese: si dimettono Gennaro Mauro e Nicola Marcello

Entrambi i consiglieri comunali hanno annunciato di tornare a far parte del Partito delle Libertà

I consiglieri comunali Gennaro Mauro e Nicola Marcello, entrambi del Nuovo Centro Destra, hanno annunciato con una nota stampa la loro uscita dal Movimento nato da una costola del Pdl. Per Mauro il "percorso politico che sta intraprendendo il Nuovo centro destra di Alfano rivolto a costruire un nuova entità centrista attratto dall'orbita del Renzismo, tradisce i propositi di chi come me ha aderito nella convinzione di dare un contributo alla ricostruzione di un'area politica liberale, popolare e comunitaria che era andata sfaldandosi a seguito dei molteplici esempi di malcostume politico, e della stessa volontà di Berlusconi di procedere alla liquidazione del Popolo della Libertà”.

“Oggi il Nuovo centro destra è in piena metamorfosi politica, e non ha alcun senso, se non quello di far durare la legislatura fino al 2018 sostenendo un governo di centrosinistra a Roma e coalizioni di vario colore politico nel territorio. L'onorevole Pizzolante, espressione della sensibilità laica socialista, parla di dar vita ad un nuovo partito moderato e liberale alleato con Renzi”. 

A Rimini ciò significherebbe “collocare il Nuovo centro destra nella coalizione di centro sinistra che sosterrà Gnassi, ipotesi che respingo categoricamente, dopo aver svolto per quattro anni una durissima opposizione a palazzo Garampi. Il progetto di Pizzolante non mi appartiene per storia, cultura e sensibilità politica”.

"Pur non essendo candidato - aggiunge Nicola Marcello - mi sono impegnato con dedizione e tenacia nelle fila del Nuovo Centro alle Comunali ed Europee del 2014 ed alle ultime Regionali in cui la scelta di correre in solitudine la dice lunga sull’isolamento e sulla fine del progetto del Nuovo Centro Destra che non può essere a Roma alleata del PD e sul territorio contro di essa”.

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“I nostri temi, i nostri obiettivi in primis la riduzione della pressione fiscale, lo sviluppo delle imprese a sostegno del lavoro e come antidoto alla disoccupazione giovanile erano e rimangono distanti e distinti da quelli del Pd locale e nazionale. Non parliamo di tematiche etiche e morali in cui siamo stati e saremo sempre agli antipodi. Penso che sia giunto il momento di uscire da questa ‘ambiguità morale’ che lascia nel vuoto elettori, amici, gente comune che incontro quotidianamente e che mi pone problemi reali di lavoro, di inabilità al lavoro ma senza pensione, di mancanza di risorse per tichet, abbonamenti per figli, di alloggio”.

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