Test sierologici e tamponi, l'epidemiologo Pasini: "La ripartenza del Paese inizia da qui"

"Nel caso del Covid-19 non si può sperare in una immunità di gregge, anche se tante persone presumibilmente ne sono venute a contatto"

L'epidemiologo riminese Pasini durante una trasmissione Mediaset

I test sierologici per il personale sanitario sono partiti i primi di aprile, con lo screening di massa della regione, e come ha sottolineato il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, nell’ultimo Consiglio comunale, ne sono stati effettuati cento al giorno. Oggi la giunta di Stefano Bonaccini varerà il piano su questi esami per accompagnare la ripartenza delle imprese. Intanto, la corsa ai test è iniziata anche tra i cittadini. In molti si sono rivolti a dei laboratori privati e, in particolare, in uno di questi, nei giorni scorsi su 150 persone una ventina è risultata positiva, circa il 15%. Un dato che l’epidemiologo riminese Walter Pasini legge come possibile. "Sono numeri toppo piccoli per avere un valore statistico – spiega il medico - Occorrono grandi numeri per conoscere la reale diffusione del contagio. Diverso sarebbe avere un responso su 100mila o 150mila test effettuati sulle persone. E poi i numeri sarebbero sicuramente diversi se si testassero gli abitanti della Lombardia, dell’Emilia-Romagna o del Lazio o della Sardegna".

E se molte persone fossero venute a contatto col virus? E’ giusto sperare in un’immunità di gregge?
"L'immunità di gregge si verifica quando la popolazione viene sottoposta a vaccinazione. Se consideriamo ad esempio la vaccinazione contro la polio, l’immunità di gregge si ha quando il 95% della popolazione ha l’immunità conferita dalla vaccinazione. In tal caso, il virus non circola e quindi  anche il 5% non vaccinato gode dei benefici della vaccinazione che hanno fatto gli altri. Questo vale naturalmente anche per le altre malattie per le quali esiste l’obbligo delle vaccinazioni. Le epidemie di morbillo che si sono verificate in Italia derivano dal fatto che la copertura vaccinale degli anni passati non aveva raggiunto quella percentuale ed una parte della popolazione rimaneva suscettibile. Nel caso del Covid-19 non si può sperare in una immunità di gregge, anche se tante persone presumibilmente ne sono venute a contatto. E’ impensabile che il 95% sia venuto a contatto col virus. Al momento noi non conosciamo la percentuale di popolazione che ha contratto l’infezione. Non lo sappiamo perché nei 4/5 dei casi il nuovo coronavirus dà una sintomatologia lieve o addirittura nessuna sintomatologia, ma queste persone possono poi trasmettere l’infezione ad altre che possono sviluppare malattie gravi, anche mortali".
I test sierologici ci possono dare questa informazione?
"Certo. Ecco perché è’ importante che vengano fatti al più presto alla popolazione. Noi non abbiamo ancora consapevolezza della situazione epidemiologica reale, e questo è drammatico. Dopo i primi casi riscontrati a Codogno e a Vò Euganeo, il Governo e la Regione Lombardia seguendo una direttiva sbagliata del nostro Comitato tecnico-scientifico hanno fatto i test solo nei pazienti gravi che accedevano ai Pronto Soccorso degli Ospedali. I nostri scienziati irridevano la posizione del Veneto che invece sottoponeva ai tamponi rino-faringei tutti i 3000 abitanti di Vò, riuscendo ad individuare un elevato numero di persone positive ai test diagnostici, ma asintomatiche. Quel grave errore ha fatto sì che non fosse possibile far diagnosi alle persone con pochi sintomi, per poi trattarli ed isolarli, tracciare i contatti e metter queste persone in quarantena. In tal modo i casi lievi sono diventati gravi poi mortali e non è stato possibile tracciare i contatti espandendo l’epidemia".

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Cosa ci diranno i test?
"I test sierologici ci diranno, invece, se le persone che li effettueranno sono venute in contatto o no col virus, se hanno o no sviluppato gli anticorpi contro il virus e ci daranno pertanto una informazione certa sul grado di diffusione della malattia nel nostro paese, regione per regione. E’ un’informazione molto importante per progettare la cosiddetta fase 2, quella della graduale riapertura. La ripartenza inizia da qui, effettuando il maggior numero di test sierologici e di tamponi rino-faringei per individuare i nuovi focolai e spegnerli prima possibile, prima che si estendano e diventino difficilmente controllabili. La drammatica situazione che stiamo vivendo dipende dal fatto che l’epidemia è fuori controllo".
La differenza tra tamponi e test sierologici?
"Il tampone rino-faringeo permette di effettuare un test molecolare per la ricerca dell’RNA. Cerca il virus in quella persona. Ci dice se quella persona è infetta, se ha il virus o no.  Il laboratorio ci dà una risposta nel giro di 5-6 ore. Richiede personale di laboratorio competente e un congruo numero di laboratori sul territorio nazionale. Il test sierologico viene fatto con un prelievo di sangue e il laboratorio ci dice se quella persona ha o no gli anticorpi contro il coronavirus. Ci dice se quella persona ha avuto l’infezione. Il tampone cerca il virus, il test sierologico fatto col prelievo del sangue cerca gli anticorpi. Il test rileva le IgG e le IgM, due diverse immunoglobuline, due tipi di anticorpi. L’aumento delle IgM ci dice che l’infezione è recente, ad esempio di sette - dieci giorni fa, l’aumento delle IgG ci dice invece che l’infezione risale a qualche tempo fa. In ogni caso se si riscontra un test sierologico positivo occorre effettuare un tampone per sapere se quella persona abbia o no il virus e sia quindi contagiosa. Se risultasse positiva anche al tampone dovrebbe naturalmente essere isolata, trattata e si dovrebbe risalire ai contatti per la quarantena".
La sicurezza dei test diagnostici rapidi?
"Bisogna avere la certezza che il test sierologico rapido effettuato anziché col prelievo, con la puntura del dito abbia un buon grado di affidabilità, deve essere specifico e sensibile. Ci sono Paesi all’estero che hanno avuto problemi. Devono essere affidabili, Se così fosse ci permetterebbe di effettuarne in un numero molto superiore a quelli effettuati col prelievo di sangue. Essi danno poi una risposta nel giro di qualche minuto.   Si può testare un numero più alto della popolazione rispetto al prelievo venoso che è sì più affidabile ma anche più lungo come tempi rispetto a quello sul dito. L’istituto Superiore di Sanità ci deve dire quali sono quelli affidabili. Va bene che il cittadino si voglia togliere la curiosità se è stato infettato o no, ma a livello di sanità pubblica bisogna naturalmente affidarsi ai test validati".

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