Tribunale di Rimini, carenze a livello di organico: 'la situazione è critica'

A denunciare l'inadeguatezza del numero del personale è Dario Bernardi, segretario sottosezione di Rimini dell'A.N.M.

La pianta organica totale del personale amministrativo del Tribunale di Rimini (che indica quindi il numero totale dei dipendenti addetti all’ufficio) è pari a 68 unità. Già da anni la situazione è assai critica, ma le ultime e più recenti legittime determinazioni di alcuni dipendenti di andare in pensione o di richiedere il trasferimento importerà una ulteriore discesa delle percentuali di copertura tali da rendere quasi impossibile un andamento accettabile dei servizi della giustizia.
Infatti, al settembre del 2016 si registreranno le seguenti scoperture: 100 % delle funzioni di dirigente; 60 % delle funzioni di direttore di cancelleria; 52,64 % delle funzioni di funzionario giudiziario; 25% delle funzioni di cancelliere; 18,78 % delle funzioni di assistente giudiziario; 42,85 % delle funzioni di operatore giudiziario.

La percentuale di scopertura totale del personale è pari al 32,36 %, ossia, manca 1 dipendente sui 3 previsti. Un altro dato tuttavia assolutamente rilevante (in negativo) è la percentuale di scopertura del personale con potere di firma (ossia qualificato il relazione alle funzioni maggiormente delicate delle cancellerie): con il 45, 95 % di scopertura, in sostanza, manca 1 funzionario su due tra quelli previsti con potere di firma, personale che non può essere sostituito da altro appartenente a qualifiche inferiori.  Anche la scopertura del personale amministrativo negli uffici della Procura della Repubblica di Rimini è attualmente pari al 30 %. In tale quadro di scopertura si inserisce il problema della supplenza da parte dei magistrati in numerose attività che la legge assegna al personale amministrativo ed ausiliare. In particolare si consideri la ormai definitiva assenza del cancelliere dalle udienze civili, con necessità per il giudice di provvedere alla verbalizzazione, prima manualmente a penna, ora manualmente al computer, in prima persona, ciò che contribuisce alla difficoltà e all’impegno dell’udienza civile, soprattutto quando sono chiamati un numero rilevante di procedimenti in una stessa giornata di udienza di un magistrato.

L’assenza degli ufficiali giudiziari dalle udienze penali, che determina la difficoltà a garantire l’osservanza del divieto di comunicazione dei testimoni tra loro e con le parti. Da ultimo l’avvento del processo civile telematico non ha spesso rappresentato un elemento di velocizzazione dell’attività giudiziaria, quanto piuttosto, un momento di rallentamento, dovuto alla necessità di continue richieste di assistenza, alle interruzioni dei sistemi e alle difficoltà di utilizzo di imperfetti programmi di gestione.  Per quanto riguarda l’ufficio di Procura, l’assenza di personale di segreteria, con la conseguente necessità, se si vuole dare il necessario impulso ai processi, di impegnare il personale di polizia giudiziaria per attività di fotocopiatura e fascicolazione. Ma anche i magistrati non se la passano certo bene con le statistiche di copertura.
Per quanto riguarda Rimini, si ricorda che solo 5 anni fa l’assenza di domande in entrata e l’altissima scopertura avevano determinato la considerazione del Tribunale Riminese quale sede disagiata. Quei livelli di carenza di organico non sono fortunatamente quelli attuali.

Tuttavia deve segnalarsi come l’organico dei magistrati del Tribunale di Rimini sia fortemente sottodimensionato rispetto alla realtà delle esigenze di giustizia del territorio.  Per dare alcuni esempi, sono pendenti presso la sezione dibattimento penale  – nonostante  il dato dei processi penali collegiali definiti sia da anni il secondo numero assoluto del distretto – ben 280 processi di attribuzione collegiale di cui ben 18 per reati associativi, in alcuni casi per fatti di criminalità organizzata di stampo mafioso o con contestazione dell’aggravante di mafiosità.  E ciò senza contare (dato unico nel distretto) i processi per convalida dell’arresto e il contestuale giudizio direttissimo e le convalide dinanzi al GIP, che oscillano tra gli 800 e i 1000 all’anno e che impegnano pressoché tutti i giorni della settimana, sabato compreso, almeno un giudice (ma più di uno nei periodi di maggiore afflusso turistico) e il personale di cancelleria. L’Ufficio GIP/GUP è sovente volta raggiunto da importanti richieste di misure cautelari e di processi con riti alternativi (patteggiamento, rito abbreviato) concernenti indagini di rilevante spessore e che coinvolgono un notevole numero di imputati. Né minore è d’altra parte il carico di lavoro dei settori civile, lavoro e fallimentare, che ovviamente, al pari degli altri, risente della divergenza tra popolazione residente e presenze effettive sul territorio, calcolate dall’Osservatorio della Provincia in 15 milioni l’anno.

Ciò è tanto vero che in sede di revisione della geografia giudiziaria al Tribunale di Rimini veniva riconosciuta (ma allo stato non attuata) una necessità di ingrandimento dell’organico di 3 ulteriori giudici rispetto alla pianta attuale (peraltro mai completamente coperta). In questo quadro di crisi fatto di numeri e di dati concreti, è evidente che parlare delle ferie dei magistrati quale necessità inderogabile per il miglioramento della giustizia non può certamente portare a riflessioni serie sulle reali cause e sulle reali soluzioni ai problemi della giustizia. Tra gli oggetti di intervento l’Associazione Nazionale Magistrati ha da tempo individuato i temi degli organici amministrativi, della stabilizzazione e regolamentazione della magistratura onoraria, dell’ufficio del giudice, dell’informatizzazione che non aggravi il lavoro dei magistrati imponendogli compiti impropri, l’attuazione della riforma della geografia degli uffici giudiziari e degli organici, interventi nel processo civile diretti a semplificare e uniformare i riti rendendo più celere la trattazione dei procedimenti; una riforma la riforma coraggiosa del processo penale, che vinca ogni resistenza conservatrice e promuova la semplificazione del rito, la salvaguardia delle garanzie reali e l’eliminazione di ogni inutile formalismo; la riforma urgente della prescrizione, che ne escluda il decorso almeno dopo la sentenza di primo grado, eliminando le storture di un sistema che vanifica anni di lavoro e che in pratica è in buona parte strutturato per lavorare a vuoto.

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