Truffa e sequestro di persona, il processo infinito che dura da 11 anni

Tre senegalesi truffarono altrettanti tunisini con il metodo "magico" della clonatura delle banconote. I nordafricani, per vendicarsi, sequestrarono un componente della banda ma furono arrestati

Si trascina ormai da 11 anni il processo che vede alla sbarra, accusati di sequestro di persona, tre tunisini che, a loro volta, vennero truffati da altrettanti senegalesi. La vicenda risale al lontano luglio del 2003 quando il gruppo dei senegalesi avvicinò i nordafricani per proporgli un vero e proprio "affare". Per la modica cifra di 22mila euro, la banda dei senegalesi era pronta a vendere agli ingenui tunisini il "segreto" della duplicazione delle banconote. Una truffa allora parecchio in voga, tanto che se ne occupò anche Striscia la Notizia, che consisteva nell'utilizzare dei liquidi "miracolosi", di fatto della semplice acqua sporca, che riproducevano le banconote su dei semplici pezzi di carta. Attirati dalla facilità di creare dal nulla il denaro, i nordafricani avevano acquistato tutto il materiale necessario ma, dopo i primi esperimenti, si erano resi conto di essere stati truffati. E' a questo punto che i senegalesi sono tornati alla carica, pretendendo altri 7mila euro, con la scusa di acquistare ulteriori liquidi magici in Francia ma, quando un componente della banda si è presentato ai tunisini per incassare gli altri soldi, è stato trattenuto dai truffati. Invece di rivolgersi alle forze dell'ordine, infatti, i tunisini avevano deciso di farsi giustizia da soli e, per rientrare in possesso dei soldi versati alla banda avevano sequstrato il senegalese e, per rilasciarlo, gli altri complici dovevano restituire il denaro. A questo punto, però, i truffatori decisero di rivolgersi ai carabinieri denunciando il rapimento e facendo scattare un'indagine lampo dell'Arma. 

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I carabinieri, tuttavia, già da alcuni giorni erano sulle tracce dei senegalesi perchè avevano capito che il gruppo era arrivato in Riviera per commettere dei reati. Grazie a una serie di pedinamenti, i militari dell'Arma erano riusciti a intercettare il gruppo dei nordafricani che, insieme al sequestrato, si doveva incontrare con i senegalesi per scambiare l'ostaggio con i 22mila euro facendo così scattare il blitz che aveva portato all'arresto dei tre tunisini, di 45, 41 e 39 anni con l'accusa di sequestro di persona e difesi dagli avvocati Tiziana Casali e Sonia Raimondi. Il processo, tuttavia, è andato avanti a fasi alterne e con lunghe battute d'arresto anche per l'intervento della Dda che, in un primo tempo, era competente per questo genere di reati. Nel frattempo, tuttavia, i tre senegalesi truffatori sono letteralmente spariti dalla faccia della terra e non è mai stato possibile sentire la loro versione della storia in aula. L'udienza è stata fissata al prossimo 10 marzo quando, e il condizionale è d'obbligo, si potrebbe arrivare alla conclusione della vicenda.

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