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Uccise la nonna a sangue freddo, sul processo dovrà decidere la Corte Costituzionale

L'imputato, già giudicato incapace di intendere e volere, è stato collocato in una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza

Battuta d'arresto sul processo che vede imputato per omicidio Alessio Berilli il 43enne che, lo scorso 7 gennaio, uccise a sangue freddo la nonna Rosa Santucci di 89 anni nella sua abitazione di Riccione. L'uomo, difeso dall'avvocato Cinzia Bonfantini, è già stato giudicato incapace di intendere e volere e attualmente è stato collocato in una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza. Nell'udienza di oggi il Gip Benedetta Vitolo avrebbe dovuto decidere se applicare il rito abbreviato, il non luogo a procedere, l'applicazione della pena o rinviare l'imputato alla Corte d'Assise ma sono emersi diversi problemi procedurali. Con la riforma del 2019, infatti, non è più possibile effettuare il rito abbreviato per reati che prevedono la condanna all'ergastolo e, allo stesso tempo, non si può applicare una pena nei confronti di chi è stato ritenuto completamente incapace di intendere e volere. L'unica soluzione, quindi, sarebbe il rinvio alla Corte d'Assise per un processo che, oltre ad allungare i tempi, vedrebbe comunque l'impossibilità di condannare Berilli proprio a causa dei suoi problemi mentali. E' stato a questo punto che il pubblico ministero Luca Bertuzzi, che segue il caso, ha sollevato un problema di costituzionalità sulla riforma del Codice di procedura penale in quanto ci sarebbe appunto un vuoto legislativo sui casi di omicidio compiuti da persone incapaci di intendere e volere e quindi non punibili. Il Gip, al termine dell'udienza, si è riservata la decisione al prossimo 19 gennaio.

Quello di Rosa Santucci fu un omicidio alquanto violento tanto che l'esame autoptico effettuato sull'89enne aveva evidenziato una profonda ferita all'occhio e una serie di fratture multiple al cranio dell'anziana che farebbero pensare a un accanimento da parte dell'assassino nei confronti della vittima. Il 43enne, affetto da schizofrenia, si era sempre difeso sostenendo di stare giocando con la nonna. Un comportamento manesco che, poi, si era trasformato in tragedia. Alcuni giorni prima dell'omicidio, tuttavia, lo stesso Berilli all'insaputa di tutti i parenti si era presentato ai carabinieri e, in caserma, aveva raccontato di essere sottoposto dai famigliari a delle cure farmacologiche sbagliate confondendo però il nome della madre con quello della nonna. Allo stesso tempo, pare che poco prima del decesso della nonna avesse avuto con lei un battibecco per questioni di soldi. Il 43enne, che viveva da tempo nell'appartamento con l'89enne, nel primo interrogatorio davanti agli inquirenti dei carabinieri aveva raccontato di aver chiesto qualche euro alla donna che si era rifiutata scatenando l'ira del 43enne.

Secondo quanto emerso, tuttavia, in passato non c'erano mai stati screzi tra i due anche se l'anziana si faceva molto insistente nel convincere il nipote ad assumere i farmaci per la schizofrenia e, lui, continuava spesso a chiederle piccole somme di denaro. Il tutto, però, non aveva mai allarmato nessuno visto l'ottimo rapporto che li legava. Anche i famigliari hanno sempre ripetuto che Berilli non presentava comportamenti violenti o aggressivi anche se, spesso, era restio ad assumere i medicinali come lo stesso 43enne aveva raccontato ai carabinieri.

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