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Cronaca

Ucciso a bastonate per un debito di 7500 euro, la banda di picchiatori a processo

Per tre dei quattro imputati si apre il dibattimento davanti alla Corte d'Assise per l'omicidio di Antonino Di Dato, ancora latitante il quarto uomo

Giudizio immediato davanti alla Corte d'Assise del Tribunale di Rimini per tre dei quattro componenti della banda di picchiatori che, il 3 novembre del 2021 massacrarono a bastonate il 45enne Antonino Di Dato poi deceduto in ospedale dopo 9 giorni di agonia. A salire sul banco degli imputati con la prima udienza fissata per il 23 gennaio saranno Francesco Bruno Cacchiullo, 52enne tarantino, Costantino Lomonaco, 35enne messinese, e Ivan Dumbovic, 42enne croato, mentre il quarto uomo un cittadino bosniaco soprannominato Ivan riuscito a sfuggire all'arresto risulta ancora latitante. Gli imputati hanno sempre sostenuto di essere estranei alla spedizione punitiva che aveva portato alla morte del 45enne scaricando tutte le colpe sul bosniaco. Sarebbe stato lui l'ideatore del pestaggio, nato da un debito dii 7500 euro accumulato da Di Dato, e quello che avrebbe calcato di più la mano nei confronti della vittima utilizzando un bastone da trekking fino a procurargli le lesioni che gli sono costate la vita. Un pestaggio descritto come di una violenza inaudita da parte degli altri ospiti dell'hotel di via San Remo che, per la paura di finire nel mirino dei quattro picchiatori, non sono intervenuti in difesa della vittima.

Che all'origine del pestaggio potesse esserci un debito di Di Dato era apparso subito chiaro agli inquirenti anche perchè, dopo averlo massacrato, i quattro hanno preso il portafoglio del 45enne con 500 euro minacciandolo di tornare per prendersi il resto. C'è da capire come e perchè la vittima, già nota alle forze dell'ordine e legato alla criminalità organizzata, avesse accumulato quel debito. Gli inquirenti comunque, tenderebbero ad escludere che possa esserci la malavita dietro all'omicidio di Di Dato, già condannato a 9 anni per associazione a delinquere di stampo camorristico e sottoposto al regine di sorveglianza speciale, che aveva un passato alquanto torbido e nell'ottobre del 2019 era già finito in manette nell'ambito dell'operazione "Hammer" dei carabinieri riminesi che avevano svelato una lotta tra due bande legate al crimine organizzato per mettere le mani sulla città.

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