Ucciso davanti al ristorante, il pm chiede pene esemplari per i tre autori dell'omicidio

Per la morte dell'idraulico 42enne sono finiti a giudizio i tre parenti dell'uomo che cercò di salvare la nipote da loro

E' quella dell'ergastolo la pena chiesta dal pubblico ministero per Lek Preci, 48 anni, e i suoi figli Altin e Edmond di 26 e 25 anni, accusati di aver ucciso l'idraulico albanese 42enne Petrit Nikolli freddato il 25 maggio del 2016 a Rivabella con un colpo di pistola alle spalle. Si avvia così alla conclusione, fissata per il prossimo 27 novembre con la sentenza, il processo in Corte d'Assise che vede i tre imputati rischiare il massimo della pena. All'origine dell'efferto omicidio, avvenuto in mezzo alla strada, una storia di maltrattamenti a cui era sottoposta la nipote di Nikolli, una 22enne, sposata con Edmond Preci. La giovane, stufa dei sopprusi da parte della famiglia del marito, aveva chiesto aiuto allo zio il quale, da Rimini, era partito alla volta di Milano dove risiedevano per portarla in salvo. Un gesto che, dalla famiglia Preci, era stato visto come un affronto e in virtù del kanun, un antico codice d'onore di origini medievali seguito dagli albanesi, i tre uomini erano a loro volta partiti per la Riviera con l'obiettivo di "lavare" lo sgarbo.

L'omicidio di Petri Nikolli

IL MISTERO DELLA TESTIMONE SCOMPARSALa ragazza avrebbe dovuto testimoniare in aula ma, di lei, si sono perse completamente le tracce. Secondo la testimonianza del padre di lei, la giovane avrebbe ricevuto una serie di minacce tanto che, impaurita, si sarebbe fatta di nebbia sparendo dalla circolazione. Sulla base di quanto emerso, la nipote di Nikolli in un'occasione pare sia stata avvicinata da una vettura sconosciuta e, dall'abitacolo del veicolo, sarebbero arrivate delle intimidazioni. Minacce anche al titolare dell'attività in cui la 22enne lavorava: l'uomo, sempre secondo la testimonianza del genitore della ragazza, sarebbe stato avvicinato da degli individui che gli avrebbero intimato di licenziare la dipendente se non voleva vedersi il locale saltare per aria.

Dell'omicidio, tuttavia, ad addossarsi l'intera colpa è sempre stato Lek Preci il quale ha sostenuto di essere partito da Milano dopo essere entrato in possesso della pistola e senza svelare le sue intenzioni ai figli. L'arma del delitto, tuttavia, non venne mai ritrovata dagli inquirenti e, i tre albanesi, hanno sempre raccontato di essersene disfatti subito dopo l'omicidio gettandola lungo la strada che, da Rivabella, portava all'ingresso dell'A14 a Rimini nord. Nonostante le ricerche, tuttavia, la pistola non è mai riemersa.

omicidio petrit nikolli assassini lek edmond altin preci-2

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Cachi: il frutto che aiuta a combattere la stanchezza

  • Terremoto in mare, epicentro individuato davanti alla costa riminese

  • Ristorante accusato di razzismo, non ci furono saluti fascisti

  • Il mondo della notte piange la scomparsa di Giancarlo Montebelli

  • Scacco allo spaccio, sequestrati oltre 21 chili di stupefacente

  • Nuova ordinanza regionale, si allarga la rete dei negozi aperti nei festivi. Restrizioni fino al 27 novembre

Torna su
RiminiToday è in caricamento