Umiliato, segregato e privato della dignità: anziano non vedente finalmente salvato dalla propria aguzzina

I Carabinieri di Riccione venerdì mattina hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale - Ufficio Gip di Rimini, per l’applicazione della misura degli arresti domiciliari nei confronti di una svizzera di 48 anni residente a Senigallia

I Carabinieri di Riccione venerdì mattina hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale - Ufficio Gip di Rimini, per l’applicazione della misura degli arresti domiciliari nei confronti di una svizzera di 48 anni residente a Senigallia, poiché ritenuta responsabile – come accertato nel corso delle indagini – di estorsione e maltrattanti nei confronti di alcuni anziani portatori di handicap.

La prima parte dell’attività investigativa, condotta dal sostituto procuratore Davide Ercolani, ha riguardato, in particolare, i reati di maltrattamenti commessi ai danni di un 80enne non vedente, residente a Riccione, e nei confronti di una 83enne. Successivamente un secondo sviluppo investigativo si è soffermato sull’accertamento di fatti riguardanti diversi episodi estorsivi commessi ai danni di un imprenditore marchigiano, anch’egli disabile. Le indagini hanno avuto avevano inizio nel mese di dicembre 2019 quando i militari della stazione hanno ricevuto una segnalazione da parte della Polizia Municipale, secondo la quale presso un’abitazione di Riccione, una persona di età avanzata  e non vedente dalla nascita, viveva sostanzialmente segregata, ridotto in una stato di costrizione e disagio da parte di una donna.

Nella fattispecie, nel tardo pomeriggio del 18 ottobre dello scorso anno, era pervenuta una telefonata alla sede dei Vigili Urbani di Riccione da parte di una donna di Bologna, la quale qualificatasi quale amica/conoscente dell’anziano uomo, aveva confermato di avere da questo ricevuto la richiesta di aiuto attraverso il cellulare di una badante, conversazione nella quale l’anziano l’aveva esortata con forza ad andare a prenderlo.   La segnalante, nelle dichiarazioni raccolte qualche giorno dopo dal Comando di Polizia Municipale di Bologna, aveva affermato di aver appreso direttamente dall’anziano del suo stato di bisogno tanto da restare sorpresa e allo stesso tempo scioccata dalla telefonata perché non sentiva e vedeva l’uomo da molti anni, con il quale vi erano stati solo pregressi rapporti di lavoro.  L’anziano aveva aggiunto inoltre di ricevere poche cure, di essere portato fuori dall’abitazione solo in occasione del ritiro della pensione che veniva interamente intascata dalla donna svizzera.

Gli era stato tolto il computer ed il telefono con la scusa che "faceva telefonate troppo costose all’estero", impedendogli così di fatto ogni possibile contatto con l’esterno.  Raccontava inoltre che nella casa operavano due badanti di nazionalità straniera che durante tutto l’arco giornaliero assistevano la madre della svizzera e che queste, durante la quotidiana presenza nell’abitazione, avevano avuto modo di constatarne le precarie condizioni igienico-sanitarie. Infatti dalle dichiarazioni verbalizzate dagli investigatori, le badanti affermavano di aver trovato diversi indumenti tra cui lenzuola e coperte, sporche di escrementi umani e accantonati negli armadi, così come numerosi pannoloni per anziani usati e riposti poi nei mobili.

L’appartamento è stato inoltre indicato privo di acqua calda e gas metano con pareti che in diversi punti presentavano evidenti tracce di muffa. Il riscaldamento risultava assente e vi era solo una stufa alimentata a cherosene che veniva spostata, al bisogno, nelle diverse stanze ma che risultava comunque alquanto insufficiente. La badante nonostante gli ordini ricevuti dalla donna di 48 anni di non parlare con l’anziano non vedente, di non aprire la porta dell’appartamento a nessuno neanche alle Forze dell’Ordine, se non dopo suo assenso, nel corso del seppur breve periodo, era riuscita ad instaurare un rapporto di amicizia con l’anziano raccogliendone ulteriori confidenze secondo le quali erano diversi mesi che non riusciva a fare un bagno, che non si recava dal barbiere per il taglio dei capelli e della barba perché nessuno lo accompagnava e che trovava da mangiare per una sola volta al giorno. 

La straniera insomma descriveva un quadro della situazione per la quale l’anziano appariva completamente assoggettato alle volontà della donna nonchè succube delle sue pressioni psicologiche (basti pensare che l’uomo si era fratturato un polso e nonostante già da tempo dovesse togliere il gesso nessuno lo aveva accompagnato in ospedale). In seguito, l’indagata, ricevuta la visita dei primi assistenti sociali, capì di doversi “liberare” delle badanti che ormai non perdevano occasioni per fare filtrare notizie all’esterno dell’abitazione e cercava di correre ai ripari. Sembrava interessarsi per individuare un’attività lavorativa per l’anziano (che sarebbe consistita nel rispondere al numero verde di un’associazione che opera per il sociale) e aveva richiesto l’intervento tempestivo del legale affinché preparasse una dichiarazione in nome e per conto dell’anziano uomo che attestasse la sua serena convivenza presso quel domicilio oltreché di ricevere cure e assistenza quotidiana.

L’atteggiamento prevaricatorio di questa donna proseguiva con una azione di forte pressione psicologica, rimarcando nei confronti dell’uomo il suo handicap e quindi il suo stato di non autosufficienza, che gli impedirebbe di poter vivere per conto proprio  e altresì, di contro, lo vedrebbe assoggettato alle continue minacce di essere collocato in qualche istituto per non vedenti.

Dalla perquisizione eseguita – lo scorso febbraio dai Carabinieri di Riccione - nell’abitazione/lager, unitamente a personale dell’Ufficio igiene ed Ausl, è emerso lo stato di degrado degli ambienti ridotti in pessime condizioni igienico sanitarie tanto che l’anziana madre era stata fatta ricoverare in una struttura di sollievo mentre l’anziano non vedente, rassicurato dal subito forte legame instaurato con i carabinieri che gli avevano restituito il sorriso, trova il coraggio di denunciare che la condizione di isolamento in cui desta, poiché privato persino del telefono, è uno stato che non gli piace ma che ha dovuto accettare perché impostogli dall’incontro casuale avuto con la donna circa 5 anni fa, momento dal quale sarebbe iniziato questo rapporto di convivenza proseguita in diversi luoghi. L’anziano uomo versava, insomma, in una condizione di soggezione continuativa, intesa come la sua totale dipendenza agli ordini ed al volere della donna svizzera, la quale sfruttando anche l’handicap dell’anziano arrivava a gestire completamente la sua vita, riducendolo in uno stato di isolamento materiale (privandolo del telefono, del computer, ed impartendo alle persone che accedono in casa di non comunicare con lui), frustrazione psicologica (con la continua minaccia di essere trasferito in un istituto per ciechi fino alla propria morte) e sudditanza economica (impossessandosi interamente della due pensioni mensili). Alla donna l’uomo avrebbe anche erogato, oltre alle pensioni immediatamente consegnate dopo il ritiro, anche una cospicua somma di denaro  quale investimento in un progetto comune, di fatto mai concretizzatosi.

Di concerto venivano eseguite delle operazioni tecniche di intercettazione dalle quali emergeva come la donna fosse perfettamente a conoscenza delle inaccettabili condizioni delle persone con lei conviventi. La dimostrazione si aveva quando l’indagata si preoccupava di sfoggiare ai militari l’improvviso interesse e senso di cure sbocciato verso l’anziano, procedendo alla consegna di indumenti  che venivano furbescamente indicati come capi già presenti nel guardaroba dell’uomo, ma di fatto acquistati ex novo per l’occasione. Anche le frequenti visite in clinica alla madre sembravano soltanto tese a dimostrare il proprio interesse al personale sanitario. 

Il trasferimento a Riccione si era concretizzato alla fine del 2018 quando la donna aveva ottenuto la residenza nel Comune per poi sottrarsi ad ogni verifica tanto da ricevere il rigetto, vivendo in uno stato di semi clandestinità, con il solo intento di tenere nascosto l’anziano in casa e mancando di scegliere anche il medico di famiglia per i due anziani (nonostante la prolungata permanenza in loco e le gravi patologie delle quali risultano affetti) rendendo quindi difficile l’immediato reperimento dei farmaci necessari nonché la mancata richiesta di assistenza domiciliare suggerita dall’assistente sociale al momento del controllo. 

Durante la parentesi marchigiana (2008-2014) la donna svizzera e il suo compagno entravano attraverso una terza persona in contatto con un imprenditore interessato a diversificare i propri affari, il quale nel giro di qualche anno verra’ letteralmente “spennato” di diverse decine di migliaia di euro con la costituzione di società nel campo energetico di fatto mai decollate e richieste dietro minaccia di prestiti personali anche di importo rilevante. La condizione di soggezione nella quale versava l’uomo, arrivato addirittura a vendere la casa di proprietà per fare fronte alla richiesta della donna, raggiungeva il punto più alto quando lo stesso veniva convinto ad andare a vivere presso l’abitazione di Via Castrocaro a Riccione dove quindi faceva conoscenza con l’anziano non vedente. 

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L’imprenditore ha calcolato di aver elargito alla donna direttamente o indirettamente una somma complessiva superiore ai 100 mila euro. Le indagini hanno infine dimostrato che durante tutti gli ultimi anni la 48enne si è data alla ricerca di soggetti fragili (affetti da disabilità problematiche sanitarie o deficienze psichiche) guadagnandosi la loro fiducia per poi assoggettarli al proprio volere e disporre a piacimento delle rispettive risorse ricorrendo alla millanteria e  decantando particolari conoscenze internazionali. 

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