menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Un tesoretto di monete nel Museo Storico Archeologico

Si è conclusa l’inventariazione e catalogazione del tesoretto di monete, risalente al XVI secolo, da parte dell’Istituto dei Musei Comunali.

Si è conclusa l’inventariazione e catalogazione del tesoretto di monete, risalente al XVI secolo, da parte dell’Istituto dei Musei Comunali.
Sono più di 2.000 le monete, ritrovate nel 1936, nel corso dei lavori di demolizione di una palazzina ubicata in via Cavour, da parte del signor Piero Rubboli, proprietario della casa, che rinvenne sotto una mattonella della pavimentazione un sacchetto di juta al cui interno era conservato un tesoretto di monete in mistura di bronzo e stagno, per la gran parte quattrini.

Grazie al supporto scientifico della Soprintendenza dei Beni Archeologici della Regione Emilia Romagna, tutte le monete sono state fotografate e inventariate. Le zecche rappresentate sono numerose e riguardano le attuali regioni Marche, Lazio, Emilia, Veneto, Lombardia, Toscana; prevalgono nettamente le emissioni marchigiane, seguite da quelle del Lazio; pochi sono gli esemplari dell’Italia settentrionale e della Toscana; modesta è anche la documentazione superstite dell’Emilia, di cui sono rappresentate le zecche di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio e Parma. Interessante è anche la totale assenza di nominali delle zecche romagnole tra cui, seppure per un periodo di tempo limitato rispetto a quello coperto dal gruzzolo, erano rimaste o divennero attive quelle di Forlì, Ravenna e Massa Lombarda.

Il tesoretto di Santarcangelo offre numerosi spunti di riflessione di carattere storico, economico, politico e commerciale Esse testimoniano una fitta circolazione in un ambiente di modesta portata economica, se per gli scambi in denaro erano sufficienti mezzi di così basso valore di acquisto, corrispondenti presumibilmente ad una società contadina di povera condizione, incapace di agire su scambi commerciali di forte rilevanza economica. Oggi una parte di queste monete è visibile al pubblico nel Museo Storico Archeologico – Musas, grazie anche al contributo della Pro Loco Santarcangelo, che ha reso possibile la realizzazione della vetrina, che ospita le monete.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

RiminiToday è in caricamento