Una denuncia per l'epidemia di Covid: "I responsabili devono essere trovati"

Una spinosa questione di diritto internazionale all'origine dell'atto presentato alla Procura di Rimini dall'avvocato Paolo Righi

C'è una spinosa questione di diritto internazionale dietro la denuncia che, nella mattinata di giovedì, l'avvocato riminese Paolo Righi a depositato alla Procura della Repubblica per la pandemia di Covid-19 che ha falcidiato tutta la terra. Le accuse sono quelle di epidemia, omicidio colposo e lesioni colpose e, adesso, gli inquirenti potrebbero venire chiamati ad indagare su come dalla Cina il virus si sia propagato contagiando milioni di persone e uccidendone centinaia di migliaia. "La nostra non vuole essere una class action - spiega subito il legale riminese assistito dai colleghi Davide Contini e Pasquale Pantano - ma una ricerca della verità. L'ho fatto per tutti quei cittadini che hanno sofferto a causa del Coronavirus che, allo stesso tempo, ha messo in ginocchio la mia città. Da giurista ritengo doveroso interessare la Procura perchè sono stati violati i diritti costituzionali e, inoltre, provocare un intervento del legislatore affichè simili eventi non si rimangano impuniti". Come spiegano i legali, infatti, c'è una consuetudine nel diritto internazionale per la quale gli stati sovrani non possono essere chiamati a rispondere penalmente delle loro decisioni.

"Non vogliamo fare una guerra alla Cina - sottolinea Righi - ma che venga fatta luce su quanto accaduto per valutare se ci siano delle responsabilità penali sulla diffusione della malattia. E' evidente che, già da prima dello scorso dicembre, qualcosa non andava e che il Covid-19 era già presente nel paese asiatico. In quell'occasione nessuno in Cina ha fatto qualcosa per mesi, una chiara omissione anche alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni con la seconda ondata del virus. La Repubblica Popolare Cinese si è subito mossa con il lockdown di interi quartieri di Pechino e col blocco dei voli aerei mentre, durante la prima ondata, ha negato fino alla fine l'esistenza della malattia". In senso astratto, la denuncia presentata a Rimini non riguarda solo la pandemia ma tutti quei comportamenti degli Stati che possono provocare danni ad altri Paesi sovrani. Un chiaro esempio può essere quanto accaduto alla centrale nucleare di Chernobyl dove, il mancato allarme immediato dopo l'esplosione e la negazione ad oltranza dell'evidenza, ha portato la nube tossica sugli stati dell'Europa centrale e fino all'Italia.

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"Considerati i danni alla salute - spiega l'avvocato Pasquale Pantano - se ci sono delle vittime ci devono anche essere dei responsabili. Per questo la magistratura deve indagare e, la Procura, ha tutti gli strumenti per portare avanti l'indagine. Questa denuncia serve anche a far capire che, in un mercato globale, le regole devono valere ed essere rispettate da tutti. Uno Stato non può trincerarsi dietro al paravento di un'immunità che non rientra tra le leggi ma nella consuetudine". "Di fronte ad un evento catastrofico come questo e che potrebbe ripetersi anche in forma diversa - aggiunge l'avvocato Davide Contini - se c'è la lesione di un diritto la legge deve far si che questo non avvenga più. L'immunità di chi governa è sbagliata perchè ci possono essere delle negligenze non politiche ma gestionali. Come in questo caso dove, il ritardo nel comunicare la diffusione della malattia da parte del Governo cinese, ha portato il virus a diffondersi su tutto il pianeta e nessuna persona che produce un danno può essere immune dalle proprie responsabilità".

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