Una marcia per i tre ragazzi partiti da Rimini e morti al Sud nella "strage dei braccianti"

La storia di Bafodè, Ebere e Romanus, i giovani stipati in un furgone e rimasti uccisi in uno schianto dopo ore di sfruttamento nei campi

"Il 6 agosto per molti riminesi è una ricorrenza. In quella data, un anno fa, alcuni amici se ne sono andati, schiacciati dall’isolamento, dall’indifferenza, dal lavoro gravemente sfruttato, da un pulmino di un caporale nel percorso verso il lavoro, nel foggiano". Per questo l'associazione Dalle radici alle stelle organizza una marcia soldiale.

“Con due appuntamenti, il primo agosto ed il 6 agosto 2019, vogliamo ricordare questo tragico evento, condividere il percorso di Bafodè, Ebere e Romanus, non rimanere indifferenti ma ricordare che insieme un altro mondo è possibile. Dignità, stabilità e trasparenza nei rapporti di lavoro, parità di contrattazione, sono i valori in cui crediamo, in tutti i settori lavorativi. Quello dell’agricoltura, in particolare nelle stagioni di raccolta, è un ambito critico. Si parla del 50% della forza lavoro irregolare, con 400.000 potenziali vittime del caporalato. Ma i settori a rischio sono molti, e non lontani da noi. Passando per il food delivery e la logistica, fino ai settori ricettivi e della ristorazione, in cui dietro l’eccezionalità della “stagione” può spesso nascondersi un lavoro povero, sfruttato, sottopagato”.

Gli incontri

Assemblea pubblica verso la Marcia del 6 Agosto: Giovedì 1 Agosto h. 20.30 presso il Chiostro del Cinema Tiberio/Chiesa di S.Giuliano (Rimini)
Laboratorio di costruzione dei materiali per la Marcia del 6 agosto: Venerdì 2 Agosto ore 17.00 presso Casa Madiba Network (via D. Campana 59/F Rimini)
Marcia per i diritti umani contro lo sfruttamento: Martedì 6 Agosto h. 20 Ritrovo P.zzale Fellini (Rimini)

L’appello

Puglia, 4 e 6 Agosto 2018. Nell’arco temporale di due giorni perdono la vita 16 persone, nel percorso per raggiungere il loro luogo di lavoro, i campi agricoli della raccolta del pomodoro in una pianura infinita nelle campagne di Foggia, veri e propri non luoghi.

Tra quei lavoratori ci sono anche Bafodè, Ebere e Romanus, nostri compaesani, amici e fratelli che dopo essere sopravvissuti ai viaggi della morte, nella frontiera più mortale al mondo, il Mare Mediterraneo, hanno visto riconosciuto il loro diritto di restare e la loro richiesta di asilo nel nostro territorio, dove hanno vissuto gli ultimi anni della loro giovane vita. Oggi, da Salvini a Bolsonaro passando per Trump, è in atto una sempre più forte legittimazione della morte di chi è considerato altro, estraneo, straniero, nemico. Un processo che ha come obiettivo intenzionale l’annientamento dell’altro nella sua dimensione di essere Umano. Contro questo processo, dobbiamo e vogliamo oggi, più che mai, non solo ricordare i nomi delle persone che sono morte, ma essere capaci di raccontare le loro storie e di ridare loro Umanità.
Questo significa avere il coraggio di dire che oggi di lavoro si muore, così come si muore di confini.

Bafodè, Ebere e Romanus non sono vittime di una fatalità, ma di una guerra silenziosa che si combatte contro chi vive il ricatto della povertà, contro i e le braccianti, le lavoratrici e i lavoratori e le lavoratrici del turismo, gli operai e le operaie del settore logistico.

Dobbiamo, oggi, avere il coraggio di parlare di questo. Di batterci contro il Lavoro Gravemente Sfruttato, che significa battersi per le persone contro il loro sfruttamento e la loro disumanizzazione; di partire dalle condizioni attuali del lavoro per restituire alle persone non privilegi, ma diritti e dignità; di tornare a parlare di lavoratori e lavoratrici, precari e precarie, sfruttate e sfruttati non in base al colore o alla provenienza geografica, ma in forza del loro bisogno comune, il riconoscimento della propria dignità di esseri umani e in forza alla loro condizione comune di povertà e precarietà che significa rivendicare salari degni, case, ammortizzatori sociali.

Dobbiamo, oggi, avere il coraggio di tornare nelle strade, di far vivere queste parole per non essere più meri testimoni ma corpi desideranti e cooperanti in movimento per costruire un mondo diverso e possibile, libero dallo sfruttamento, dal razzismo, dal sessismo.

Hanno finora aderito:  ADL Cobas Emilia Romagna,  ANPI Forlì – Cesena, ANOLF Rimini, ARCI Rimini, Ass. Arcobaleno, Casa Don Andrea Gallo #perlautonomia, Casa Madiba Network, CGIL Cesena, CGIL Rimini, Ciclofficina Rimini, Cooperativa Cento Fiori, Cooperativa Eucrante, Cooperativa Madonna della Carità, Cooperativa Millepiedi, Coordinamento Democrazia Costituzionale Rimini, Emergency gruppo di Forlì, Federconsumatori Forlì, Federconsumatori Rimini, Fridays For Future – Rimini, Grotta Rossa SPA, Humus Festival, Libertà e Giustizia, Manifesto contro l’odio e l’ignoranza, Mani Tese, Messaggi dal Mondo, Non Una Di Meno – Rimini, Pacha Mama, Pride OFF, Romagna Migrante Cesena, Terre Solidali Sociale, Vite in Transito.

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