Una scatola di reperti archeologici fa scattare l'allarme bomba

E' stato necessario l'intervento degli artificieri per aprire il pacco sospetto che conteneva del vasellame antico

Un pacco sospetto, che poi si è rivelato contenere dei reperti archeologici, ha fatto scattare l'allarme bomba in Valmarecchia nella mattinata di mercoledì. A far muovere la macchina dei carabinieri è stata la segnalazione di un cittadino che, alla fermata dell'autobus di via Ca' della Betta nel comune di Poggio Torriana, parlava della presenza di una scatola abbandonata. “Magari non è nulla - ha detto al telefono -ma qui c’è un pacco stano che invita a chiamare le forze dell’ordine, è scritto al computer”. I militari della Compagnia di Novafeltria hanno così fatto scattare il protocollo che si attiva in caso di un ordigno esplosivo col capitano Silvia Guerrini che ha allertato il sindaco e la Prefettura, oltre a provvedere all'isolamento della zona del ritrovamento e a informare gli artificieri dell'Arma di Bologna. Avvisati anche i residenti, con la strada provinciale chiusa al traffico dalle 11 alle 14, si è atteso l'intervento degli specialisti. Sulla scatola era stato attaccato un foglio che recitava "Reperti archeologici consegnare al museo. Chiama i vigili".

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Al loro arrivo, gli artificieri hanno provveduto ad ispezionare lo scatolone e poi, con estrema cautela, a provvedere alla sua apertura. Il pacco, infatti, è stato "scannerizzato" e, una volta accertata l'assenza di esplosivo, aperto con tecniche non invasive per salvaguardare il suo contenuto. Come preannunciato dal cartello, all'interno vi era del vasellame antico, una quarantina di pezzi, che adesso è al vaglio degli inquirenti dell'Arma. “Con tutta probabilità - ha commentato il capitano Guerrini, comandante della Compagnia di Novafeltria - sarà  stato trovato da qualche contadino in un campo, il quale temendo di avere qualche guaio ha pensato di far ritrovare i pezzi in questo modo, forse senza rendersi conto dell’allarme che avrebbe provocato. I pezzi saranno comunque sequestrati per verificare anche altre eventualità, come lo scavo clandestino o la ricettazione, d’intesa con il Comando Tutela Culturale Carabinieri di Bologna e saranno posti a disposizione della Soprintendenza ai beni culturali al più presto”.

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