Variazione del bilancio, Gnassi: “L’allineamento dell’addizionale Irpef non ci fa piacere"

Per il sindaco di Rimini l'aumento della tassa è "necessario per continuare ad investire su opere pubbliche e mantenere elevato il sistema di welfare”

Nella seduta congiunta di commissione consiliare di martedì 12 marzo, verrà discussa la proposta di variazione al Bilancio di Previsione 2019/2021, al cui interno è indicato il riallineamento dell’addizionale Irpef, da 12 anni ferma allo 0-0,3 per cento, agli altri capoluoghi dell’Emilia Romagna (esempio, Bologna 0-0,8, Modena 0,5-0,8, Cesena 0-0,8, Reggio Emilia 0-0,8, Ravenna 0,55-0,8).

A mero titolo informativo, si ricorda che appena a febbraio 2019, il quotidiano economico Il Sole 24 Ore pubblicava una analisi da cui risultava che la nostra città è al 99esimo posto su 110 in Italia (dietro in pratica solo le città di regioni a statuto speciale) per peso pro capite delle addizionali regionali e comunali (quest’ultima, peraltro, incide per meno di un terzo sul totale): 318,71 euro all’anno per ogni riminese contro i 394 euro di Pesaro, 435 di Ravenna, 442 di Forlì, Reggio Emilia 474, Ferrara 466, Parma 596, Bologna 597, Milano 653 euro, Roma 770 euro. In questo quadro, spiega la Giunta comunale, la proposta di allineamento, che prevede un incremento del gettito Irpef di 4,8 milioni di euro, si rende necessaria per cogliere due specifici obiettivi: non arretrare sul fronte degli investimenti in opere pubbliche annunciati, riguardanti principalmente la zona nord della città, e mantenere elevato il sistema di welfare e rilancio culturale.

La nuova convenzione riguardante il Bando Periferie, sottoscritta nei giorni scorsi, ha al suo interno troppe incertezze e parti dichiaratamente generiche, sia sul fronte di anticipi e rimborsi che soprattutto di tempistiche. In tale contesto, il Comune di Rimini sceglie di investire sul pacchetto di interventi riguardanti Rimini Nord, partendo subito con i bandi e gli appalti. “Ci sono state  mille giravolte del Governo sui soldi del bando, e la nuova convenzione inserisce condizioni capestro per i comuni - dichiara il sindaco di Rimini Andrea Gnassi - La proposta è quindi comunque  di partire, perché Rimini  non può attendere oltre lavori indispensabili al suo rilancio turistico e a un miglioramento della città, così come non può attendere l’ampliamento della scuola Gaiofana e gli adeguamenti ad altre scuole della città, che sono inseriti nel piano”. Stesso discorso per le risorse investite sul welfare e sulla cultura, “settori sui quali ci facciamo carico di investimenti importanti, anche per compensare le assenze dello Stato; il caso delle scuole d’infanzia statali o del contributo all’handicap scolastico è in questo senso emblematico e unico”.

Prosegue il sindaco: “Sappiamo che la scelta di allineare l’addizionale Irpef è quella che non avremmo voluto fare. Capiamo quindi le diverse posizioni  e i dubbi. Ma va tenuto ben presente il contesto in cui si muovono da anni i Comuni italiani. Rimini, negli ultimi 10 anni, ha subito un drastico ridimensionamento dei trasferimenti statali, pari a 22 milioni di euro; ammontano a quasi 18 i milioni di euro di cosiddetti ‘tagli occulti’, tra Imu degli alberghi che inopinatamente per circa 2/3 va a Roma e non a Rimini, piattaforme Eni e 4,4 milioni di euro anticipati dal Comune di Rimini per il Palazzo di Giustizia, che il Ministero ha proposto di saldare solo in parte (1,2 milioni di euro) e in rate mensili della durata di 35 anni. Adesso si è aggiunto il minuetto sul bando Periferie: 18 milioni di euro prima erogati, poi tolti, quindi sospesi, infine non si capisce tecnicamente e amministrativamente se e come rimessi. Il panorama sin qui conosciuto è estremamente delicato e allo stesso tempo chiaro: i Governi non solo riducono risorse agli enti locali (nel 2008 le entrate derivate per il Comune di Rimini ammontavano al 28,51 per cento del totale, nel 2019 al 9,08%) ma gliene drenano continuamente sul fronte dell’autonomia impositiva e organizzativa; in più si aggiunge che lo Stato è un cattivo pagatore (vicenda Tribunale) e inaffidabile due volte (vicenda bando Periferie). Purtroppo anche dopo gli annunci di rimettere al centro le città, di un nuovo rapporto tra stato centrale e territorio, zero risorse, zero autonomia organizzativa e fiscale, blocco delle infrastrutture con ricadute su economia e lavoro. Nonostante questo il Comune di Rimini ha investito sulla riqualificazione della città, mantenendo un forte presidio su welfare, scuola, servizi primari. Tutto ciò grazie a politiche di bilancio accorte: in 7 anni ha ridotto il debito di 50 milioni di euro (non si pesa su presente e futuro), non applica la Tasi e ha ridotto del 19 per cento in 6 anni la pressione fiscale sugli immobili (dai 555 euro del 2012 ai 449 euro del 2018). La scelta, da subito, è stata questa: una città che vuole riqualificare radicalmente ogni sua parte urbana e rilanciare l’economia , che non arretra sul fronte della protezione sociale, che crede nel volano della cultura come asset di sviluppo e di occupazione nei nuovi anni. Se adesso avanziamo la proposta di allineamento  non facile anche per noi che l’assumiamo, (bisogna ricordare, a chi ha scarsa memoria, che questa amministrazione ha introdotto sull’Irpef la fascia di totale esenzione, prima assente), è perché ci prendiamo la responsabilità di continuare in una precisa direzione di sviluppo della nostra città. Decidiamo di non investire su Rimini? Decidiamo di tagliare le risorse per l’handicap e per la popolazione anziana? Decidiamo di chiudere le scuole d’infanzia di proprietà statale, visto che i conti li paga il Comune di Rimini e risorse per le scuole statali da Roma  zero? Decidiamo di rinunciare all’ampliamento della scuola alla Gaiofana e ad altri interventi nelle scuole? Si può fare tutto, ma questa amministrazione comunale si riconosce in un altro modello di crescita, sviluppo, solidarietà, protezione sociale, cultura”.

Nel dettaglio la manovra sull’addizionale Irpef prevede: una soglia di esenzione totale posta a 10 mila euro che significa che 42.051 riminesi non verseranno un euro; un incremento medio di circa 40 euro all’anno. La fascia di popolazione più protetta per quanto riguarda l’allineamento è quella dei pensionati. Un’applicazione progressiva, nel senso che l’aliquota salirà in relazione all’aumentare del reddito imponibile: da 0 a 10mila esenzione totale e poi, a seconda delle fasce di reddito, si andrà dallo 0,49 allo 0,8 per cento (fascia quest’ultima oltre i 75 mila euro).

La Lega

"Il documento CGIL CISL UIL "Non siamo il Bancomat del Sindaco" ci conferma quanto sia corretta e legittima la posizione della Lega, in materia fiscale e tributaria, che chiede, ai cittadini riminesi, di aiutarci a dire "basta" ai continui prelievi di soldi da parte della giunta Gnassi - commenta in merito il capogruppo Marzio Pecci - Abbiamo detto in questi giorni, a commento della "manovra" di bilancio comunale, che il raddoppio dell'Irpef è la conseguenza della politica di sperperi seguita dalla Giunta nella amministrazione del comune e delle società partecipate. Abbiamo denunciato pubblicamente, anche alla Corte dei Conti, la cattiva gestione dell'Asp Valloni Marecchia ed in Consiglio Comunale ed i danni conseguenti alla mancata quotazione in borsa di IEG (fiera di Rimini) costata, ai riminesi, circa 1,5 milioni o forse più. Solo queste due operazioni hanno comportato uno sperpero di denaro pubblico di circa 2.000.000 di euro che i cittadini, oggi, sono chiamati a pagare con l'aumento dell'Irpef. In una situazione economica di crisi, come quella attuale, il persistere, da parte della Giunta, nella politica degli sperperi è da dissennati e significa non avere a cuore le "mille difficoltà" in cui versano i cittadini, gli artigiani e le piccole e medie imprese. Questa Giunta con le politiche fiscali di aumento dell'Irpef, delle modifiche del regolamento della Tari, delle modifiche del regolamento comunale per l'occupazione degli spazi pubblici ha la grande capacità di creare in città, dopo l'aumento spropositato del costo della luce e del gas, una seria "crisi fiscale". La Lega è intenta in una politica di abolizione delle diseguaglianze, soprattutto in questo periodo in cui la ricchezza si è concentrata, sempre più, nelle tasche di pochi mentre la  povertà si è diffusa tra i "molti" cioé famiglie, artigiani, professionisti e piccole e medie imprese. L'equità fiscale, degna una città civile, a Rimini è ben lontana a venire. Questa Giunta non è capace di rimodulare un nuovo sistema che sia più equo, anzi, con la politica che persegue, facilita l'evasione fiscale e obbliga gli onesti apagare sempre di più. Le manovre in atto, che saranno discusse in Consiglio comunale a breve, potranno servire a sanare un bilancio, che "fa acqua da tutte le parti" a causa delle incapacità di sindaco e assessori nel controllo della spesa e dei presidente delle partecipate, ma, sicuramente, non saranno in grado di raggiungere l'obiettivo del "pagare tutti per pagare meno". In due anni e mezzo questa Giunta non è stata capace, così come aveva promesso, di semplificare il sistema impositivo. La presenza in Giunta di un assessore per l'Innovazione digitale, ricerca e sviluppo e servizi civici, che avrebbe dovuto introdurre l'uso di tecnologie avanzate per ottimizzare i controlli incrociati sui contribuenti, si è rivelata dispendiosa ed inutile. Tutte le manovre eseguite per modificare i regolamenti hanno portato ad un aumento dell'imposizione fiscale e mai ad una riduzione dell'evasione fiscale. Purtroppo, in questo contesto, ancora una volta le famiglie riminesi saranno obbligate a subire un ulteriore "salasso" a causa della incapacità degli amministratori locali a gestire la "cassa" del comune. Al Sindaco, alla Giunta ed alla maggioranza diciamo, ancora una volta, che senza una buona amministrazione fiscale una città moderna è impossibilitata a funzionare e che il prelievo continuo di risorse dalle tasche dei cittadini, prima o poi, scatenerà la rivolta. Ora per evitare che questo accada è estremamente necessario che il Sindaco, la Giunta e la maggioranza si mettano al lavoro per riformare l'Amministrazione Comunale e soprattutto il settore tributi del comune di Rimini disponendo l'impegno a tempo pieno dell'assessore Brasini e dell'assessore De Schio che non può continuare a stare in Giunta a "mezzo servizio" come fosse la "cameriera" del Sindaco".

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Il Movimento 5 stelle

“Il Sindaco di Rimini continua ad aumentare la pressione fiscale sui cittadini di Rimini. E ‘naturalmente’ incolpa altri per coprire le sue incapacità legate a previsioni sbagliate, a troppi sprechi e a politiche fallimentari". A parlare è senatore del Movimento 5 stelle Marco Croatti: "L’aumento dell’Irpef colpirà duramente soprattutto pensionati e lavoratori. Questa volta, per giustificarsi agli occhi dei riminesi, Gnassi incolpa il Governo per l’incertezza del finanziamento del bando delle periferie. Una scusa ridicola, e i riminesi devono saperlo. Il Governo ha appena inviato la nuova convenzione per il progetto di riqualificazione di Rimini nord, e l’unica differenza, rispetto alla vecchia convenzione, non dovrebbe spaventare nè alimentare incertezza in un Comune capace e ben amministrato. Al contrario dovrebbe trovare l’appoggio convinto di tutti quei bravi amministratori che si battono contro gli sprechi. Troppi progetti raccolgono finanziamenti nel nostro Paese (e quindi prebende per tanti) e riescono solo a creare cantieri interminabili e opere incompiute. Le nuove convenzioni pretendono che i lavori vengano eseguiti con efficacia e completati. Nei monitoraggi che saranno compiuti sui vari step della realizzazione dei progetti, i Comuni verranno man mano rimborsati. Parlando di incertezza quindi il Sindaco di Rimini ammette di avere dubbi sul suo operato? È questo il problema? Oppure non sta raccontando ai cittadini la verità sui conti del Comune di Rimini?. Il Sindaco non strumentalizzi ancora una volta i cittadini e gli operatori di Rimini nord, già sufficientemente frustrati da decenni di promesse non mantenute. Piuttosto faccia finalmente partire i cantieri e non perda ulteriore tempo. A cominciare dal potenziamento dell’asse viario Domeniconi, Serpieri, Caprara e Mazzini, già finanziato dal Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) con delibera Cipe del 2016, ma ancora fermo al palo. Le risorse ci sono insomma. Quello che manca, al netto delle strumentalizzazioni del Sindaco, sono i fatti. Come sempre".

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