Violenta la figlia 13enne e la mette incinta, arrestato dopo 2 anni il papà orco

L'uomo era scappato in Svezia appena aveva capito che della vicenda si stava interessando la polizia di Stato. Ora dovrà rispondere di atti sessuali su minorenne e violazione della Legge 194 sull'interruzione di gravidanza

Si è conclusa dopo 2 anni di caccia all'uomo la latitanza di un colombiano 39enne accusato di aver violentato la figlia, di appena 13anni, mettendola incinta. Una squallida vicenda venuta alla luce nell'estate del 2012 quando l'uomo, sposato e padre anche di un ragazzino, si presenta al consultorio di Riccione insieme a quella che è poco più di una bambina raccontando che la figlia è incinta chiedendo, allo stesso tempo, di interrompere la gravidanza. Agli assistenti sociali, tuttavia, la storia appare fin da subito poco chiara per tutta una serie di aspetti che li convincono a far partire una segnalazione alla Questura.

L'uomo, infatti, non appare minimamente preoccupato su chi possa essere stato a mettere incinta la 13enne e, inoltre, si ostina a non far intervenire anche la moglie in una vicenda così delicata. Il 18 giugno del 2012, comunque, la ragazzina viene sottoposta a una prima ecografia che certifica la gravidanza in corso ma, subito dopo, il 45enne cerca di rivolgersi anche al consultorio di Rimini per sottoporre agli assistenti sociali il problema della gravidanza e la necessità di interromperla. Anche a Rimini, comunque, la moglie dell'uomo non si presenta e il colombiano non dà segni di interessarsi su chi ha avuto rapporti sessuali con la figlia. Parte quindi una seconda segnalazione alla Questura con gli inquirenti che iniziano a muoversi per cercare di fare luce sulla vicenda.

Il 3 luglio del 2012, però, il sudamericano torna al consultorio di Riccione, dove era stata aperta la prima pratica, per spiegare agli assistenti sociali di non avere più bisogno di loro perchè, per l'aborto, si sarebbe rivolto a una struttura privata nella provincia di Forlì-Cesena. Passano pochi giorni e, il 45enne, si presenta nuovamente agli assistenti sociali di Riccione per presentare il certificato medico dell'avvenuta interruzione di gravidanza ma arriva il colpo di scena. Una ecografia, fatta dai medici riccionesi per controllare la veridicità del certificato medico, fa emergere che nell'utero della 13enne è ancora presente il feto di 8 settimane. Questa volta, anche con l'assenso della madre della ragazzina, viene organizzato una seconda interruzione di gravidanza con l'ordine, da parte del pubblico ministero avvertito dalla polizia di Stato, di conservare il materiale biologico per provvedere a una comparazione del Dna del feto. Il 31 luglio viene eseguita l'operazione e, dalle prime analisi, si inizia a sospettare che il nascituro sarebbe stato concepito con un consanguineo. 

Messo oramai alle strette e convocato dagli inquirenti, il 45enne decide quindi di scappare e, dopo aver svuotato il conto corrente della famiglia, prende un aereo e si rifugia in Svezia presso alcuni conoscenti. Le analisi del Dna sul feto fanno scoprire che il bambino era stato concepito da un consanguineo molto stretto scagionando, allo stesso tempo, il fratello della piccola di qualche anno più grande. Gli occhi degli investigatori si sono puntati direttamente sul padre, oramai latitante, che dopo 2 anni è stato rintracciato e arrestato nel Paese del nord Europa. Estradato in Italia lo scorso 11 agosto, il colombiano verrà sottoposto a un prelievo coatto di materiale genetico il prossimo 15 settembre per accertare la paternità del feto. Nel frattempo, l'uomo è stato rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia con l'accusa di atti sessuali su minorenne e violazione della Legge 194 sull'interruzione di gravidanza. Le indagini della polizia, inoltre, sono concentrate anche sul medico e sulla struttura ospedaliera privata romagnola che avrebbe eseguito, senza riuscirci, il primo tentativo di aborto.

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