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Violenza contro le donne, in aumento le emergenze in Emilia Romagna

Sono 2.496 le donne che si sono rivolte dall’1 gennaio al 31 ottobre 2012, a un centro antiviolenza dell’Emilia-Romagna. Nello stesso periodo dell’anno precedente erano state 2.256

Sono 2.496 le donne che si sono rivolte dall’1 gennaio al 31 ottobre 2012,  a un centro antiviolenza dell’Emilia-Romagna. Nello stesso periodo dell’anno precedente erano state 2.256,  per poi salire alla fine di dicembre a 2.692. Tra 2011 e 2012 sono inoltre cresciute le richieste di soggiorno  in case rifugio per sottrarsi a situazioni di particolare pericolo: 86 donne e 68 bambini nel 2011, 121 e 124  rispettivamente nel 2012.

Se aumenta dunque il numero delle donne che decidono di chiedere aiuto, configurando una positiva emersione del fenomeno,  dall’altro crescono da parte degli uomini comportanti particolarmente violenti che possono determinare situazioni di emergenza. Un elemento  questo confermato anche dal drammatico fenomeno dei femicidi: 17 nel 2011  e 15 tra gennaio e ottobre 2012. E’ quanto emerge dai dati raccolti dal Coordinamento Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna.

“E' un problema drammatico, di fronte al quale non possiamo abbassare la guardia - ha sottolineato l’assessore regionale alle politiche sociali Teresa Marzocchi – dobbiamo lavorare su come stanno le donne, su come sta la famiglia, su come sta la nostra collettività e dobbiamo farlo rafforzando sempre di più  l’integrazione tra istituzioni, privato sociale, servizi sul territorio. Una scelta questa che da sempre contraddistingue il nostro welfare di comunità, ma che ora diventa ancora più strategica per capitalizzare al meglio le poche risorse a disposizione per il sociale”.

. “La violenza contro le donne non è più un punto di vista” è invece l’iniziativa in programma il 23 novembre (sempre a Bologna presso la sala Polivalente) promossa dalla Commissione regionale per la parità, che proporrà una riflessione allargata ai tanti attori che sono coinvolti nel problema della violenza alle donne: dalle forze del’ordine, agli operatori sociale e sanitari, ma,  tenendo ben fermo, come ha sottolineato la presidente della Commissione, la consigliera regionale Roberta Mori che “siamo di fronte  a una questione che riguarda l'intera società e che deve essere affrontata attraverso un'alleanza forte con gli uomini, sul piano operativo e culturale".   

Tra i 30 e i 49 anni, sposata e con figli la donna che si rivolge a un centro antiviolenza. Nell’80% dei casi la violenza arriva dal partner
Abbastanza stabile nel tempo il profilo di chi si rivolge a un centro antiviolenza.Come ha spiegato Giuditta Creazzo, curatrice scientifica della ricerca, si tratta di una donna tra i 30 e i 49 anni, prevalentemente coniugata o convivente, all’80% con figli minori, una scolarità medio alta, ma condizioni economiche che in oltre la metà dei casi le impediscono di poter contare su un reddito sufficiente al proprio mantenimento. Oltre il 30% sono donne straniere, un dato tanto più significativo se si considerano le difficoltà linguistiche, culturale e sociali.

Un dato di fondo si ripete in oltre l’80% dei casi e cioè che la violenza  è compiuta da un partner o ex partner. Tra l’inizio della violenza e la richiesta di aiuto  passano   in media sette anni, anche se i dati indicano una progressiva diminuzione. I dati dimostrano inoltre che  l’emersione del fenomeno è strettamente collegata alla presenza di strutture sul territorio. Non a caso subito dopo Bologna la provincia da cui proviene il maggior numero di donne che si rivolgono a un Centro antiviolenza è quella di Ravenna, dove operano - ha sottolineato la rappresentante del coordinamento Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna Antonella Oriani - ben tre Centri.

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