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Foto di repertorio

Foto di repertorio

Violenza sessuale sulle due ragazzine, perché è importante non occultare le informazioni

La vittima non è meno vittima se è ubriaca, è certo. Ma sicuramente il giornalista è meno giornalista se prende un'informazione saliente e la occulta

Chi subisce una violenza sessuale da ubriaca non è meno vittima di chi la subisce da sobria. Un fatto talmente evidente che pare perfino superfluo indicarlo. Chi è vittima e chi è aggressore non lo stabilisce il giornalista, non lo stabilisce “il popolo”, ma lo stabilisce un magistrato dopo un'accurata indagine e - con ancora più elementi di garanzia - un altro magistrato, il giudice dopo un processo. Al giornalista si chiede, invece, di presentare tutte le tessere del puzzle anche se ancora sparse, una volta verificati i fatti come veri, e al “popolo” si chiede si sospendere l'istinto al giudizio sommario fino a quando il quadro non sarà più chiaro.

RiminiToday e il gruppo Citynews, una realtà da oltre un decennio presente nel panorama dell'informazione online, in queste ore sono stati esposti ad un 'mail bombing' (per inciso una modalità di protesta che è già stata riconosciuta come forma di molestia) per una notizia che riguarda la vicenda di due ragazzine di 15 anni che avrebbero subito una violenza sessuale da parte di un coetaneo - tutti appartenenti ad uno stesso gruppo di adolescenti - mentre festeggiavano la sera in spiaggia a Rimini. Il presunto violentatore sarebbe quindi un membro non occasionale del giro di conoscenze delle due ragazze (“un amico”) e tutti quanti hanno bevuto, secondo le prime ricostruzioni dell'accaduto, dosi non lievi di alcolici. Le vittime – e vittime restano – sono state descritte come in condizioni al limite del coma etilico, incapaci di ricordare e anche solo di reggersi in piedi (“ubriache”). Eppure questa descrizione dei fatti – pressoché identica a quella fatta da tutti gli altri media, ma solo RiminiToday è stata oggetto di tale 'cortesia' - ha scatenato la foga più incontrollata del “popolo dei social”, che non ammette il grigio, ma ama solo il bianco e il nero. Questo popolo ha già emesso la sua sentenza: il colpevole, senza diritto di appello, e le vittime che, affinché la storia funzioni meglio, devono essere principesse senza macchia. Se l'aggressore, infatti, è meno mostruoso (un amico) e le vittime meno 'angelicate' (ubriache), la narrazione per i commentatori pret-a-porter s'inceppa e la miccia del loro consenso non si accende.

Narrazione appunto. Molte delle 'mail fotocopia', inviate senza neanche leggere l'articolo, chiedono una “diversa narrazione”. Ci siamo posti ieri con sincerità, confrontandoci con quante più donne possibili, il senso di questa richiesta (posto che nelle nostre redazioni ci sono molte donne, ma dopo aver interpellato loro, ne abbiamo sentito anche altre esterne alla nostra professione). Alcune ci hanno indicato che in certi termini c'erano coloriture di significati che potevano urtare una sensibilità. Se l'abbiamo urtata, nessun problema a scusarci per uno o due termini che potevano essere fuori posto, tra cui 'amichetto' al posto di 'amico'. Per questo abbiamo modificato il titolo. Ma siamo andati più alla radice della questione e siamo giunti alla conclusione che il senso recondito, quello vero, della richiesta è che avremmo dovuto omettere del tutto il dato dell'ubriachezza... ovviamente per le due vittime, mentre per il presunto responsabile nessun problema a indicarlo. Il perché? “Dato non rilevante”, "spinge a ritenere che se la sono andata a cercare", ci è stato detto... informazione non rilevante che l'alcol abbia probabilmente causato buchi di memoria nelle vittime, non rilevante il fatto che, non reggendosi in piedi, non hanno potuto avvalersi di azioni istintive, come la fuga (in un luogo ampiamente aperto, la spiaggia) o la reazione di respingimento? Elementi, si badi bene, che non è detto che non ci siano stati (anche se ad ora non sono emersi), e se non ci sono stati non per questo le due ragazze meritavano la violenza. Ma elementi di fatto, sì.

Bene, se quello che ci viene chiesto con una “diversa narrazione” è prendere una tessera del puzzle e buttarla via, consapevoli che poi a opera finita rimarrà un buco vuoto, e tutto questo perché “è meglio che questo non si sappia”, perché questa tessera del puzzle “potrebbe indurre qualcuno a pensare che...”, allora ci spiace, ma noi questo non lo faremo mai. La vittima non è meno vittima se è ubriaca, è certo. Ma sicuramente il giornalista è meno giornalista se prende un'informazione saliente e la occulta perché un certo perbenismo non vorrebbe leggerla. Se qualcuno ci chiede una “diversa narrazione” nella quale non si può raccontare che 15-16enni fanno scorte abbondanti di alcolici (quali adulti glieli hanno venduti?), ne abusano in gruppo e in tale contesto avviene una presunta violenza sessuale sotto gli occhi, o per lo meno nelle vicinanze, del resto del gruppo (tanto che pare che ci siano anche video che riprendano i momenti precedenti alla violenza), allora rispondiamo che la “diversa narrazione” è solo censura preventiva. Che non aiuta a nessuno, perché nasconde tutta una serie di problemi, in primis il rapporto tra giovani e alcol/droghe e la cattiva gestione di una nascente sessualità.

E' troppo comodo nascondere tutto questo, per gli adulti in primo luogo. Oggi non ne abbiamo parlato, domani non ne parleremo, dopodomani non esisterà neanche, e tutti assolti. Nessuno dei media vuole buttare una croce addosso a queste due povere ragazze, la croce addosso gliel'hanno buttata coloro che hanno voluto a tutti i costi che fossero emblema di una storia che semplicemente non era la loro.

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